Amianto alla Eaton 165 ex dipendenti vogliono chiarezza sui possibili rischi
C’è l’amianto nelle guaine del tetto della Eaton come denuncia l’imprenditore della Sbe Alessandro Vescovini, che ha rilevato lo stabilimento dell’ex multinazionale americana? In attesa che sulla vicenda, che vede contrapposti la Sbe e Eaton, si pronunci la giustizia italiana (la prossima settimana a Reggio Emilia, dove c’è la sede legale del gruppo, è stata fissata la prima udienza al tribunale che nominerà il Ctu per la perizia) si fanno avanti preoccupati gli ex dipendenti.
«A seguito della notizia riguardante la presenza di amianto utilizzato per coibentare il tetto dello stabilimento ex Eaton di via Bagni a Monfalcone rinvenuto durante i lavori di sistemazione della nuova proprietà– fanno sapere Luca Sterle e Alessandro Perrone, ex dipendenti della Eaton e rappresentanti sindacali – abbiamo indetto una raccolta di firme per chiedere chiarezza rispetto alla notizia, ottenendo il risultato di 165 sottoscrizioni tra le e gli ex dipendenti, per ottenere l’intervento degli enti competenti».
Sterle e Perrone chiedono chiarimenti all’Azienda sanitaria (Asugi) e in particolare al Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di lavoro, all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, all’Inail, al Comune di Monfalcone e all’Osservatorio Nazionale Amianto. «A tal proposito – aggiungono i due esponenti – abbiamo formalizzato le seguenti richieste». Innanzi tutto la presa d’atto dello «stato dell’arte e l’analisi del materiale che sarebbe stato rinvenuto dalla nuova proprietà, ciò al fine di capire di quale entità sia tale ritrovamento».
Ma poi la parte più rilevante: sapere se chi ha la lavorato alla ex Eaton è stato esposto a qualche rischio. Sterle e Perrone chiedono se «vi siano state possibili ricadute e di quale natura, relativamente alla salute delle persone che hanno operato per decenni all’oscuro di tale circostanza all’interno dello stabilimento e dell’ambiente ad esso circostante».
La raccolta di firme, fanno sapere Sterle e Perrone, ha registrato «un’ottima risposta nella nostra comunità di lavoratrici e lavoratori anche dopo qualche anno dalla chiusura dello stabilimento. Ci sentiamo di sottolineare che questa è stata ottenuta spontaneamente, in modo autonomo e del tutto indipendente da organizzazioni sindacali o politiche e, come già in passato, ha dimostrato il senso partecipativo e la capacità di mobilitazione generale nell’interesse comune che mette la salute al primo posto».
Secondo Vescovini tutti tetti dello stabilimento, vasto 12 mila metri quadrati, sia nella parte industriale che quella degli uffici sarebbero ricoperti da guaine di amianto. —
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