Amministratore dell’Avalon assolto anche in Appello

Assolto in primo grado, assolto ora anche in Appello. Si è conclusa con questa sentenza la vicenda giudiziaria di Michele Quinto, il medico di Ronchi dei Legionari amministratore del Centro Avalon....
Silvano Trieste 08/12/2011 Avalon, la zona posta sotto sequestro
Silvano Trieste 08/12/2011 Avalon, la zona posta sotto sequestro

Assolto in primo grado, assolto ora anche in Appello. Si è conclusa con questa sentenza la vicenda giudiziaria di Michele Quinto, il medico di Ronchi dei Legionari amministratore del Centro Avalon. Che è uscito a testa alta dal processo sulla terribile esplosione del 7 dicembre 2011, quando nella struttura di Borgo Grotta si era verificato lo scoppio a causa del quale era rimasta gravemente ferita l’istruttice di nuoto Sonia Pugnetti, 42 anni: una nube infuocata di gas l’aveva investita provocandole devastanti ferite alle gambe con i cui effetti ora è costretta a convivere. Michele Quinto, in virtù del suo ruolo di amministratore del centro benessere, era stato ritenuto responsabile dalla pubblica accusa della violazione di una serie di norme relative alla prevenzione degli infortuni nei posti di lavoro.

A emettere la sentenza è stato il collegio presieduto da Donatella Solinas e composto da Edoardo Ciriotto e Anna Fasan. Il sostituto pg Carlo Sciavicco aveva chiesto una condanna a due anni e mezzo di reclusione. Michele Quinto è stato difeso dagli avvocati Giorgio Borean e Riccardo Seibold.

Nello scorso febbraio era stato condannato dal giudice Francesco Antoni proprio alla pena di due anni e mezzo per disastro colposo e lesioni personali gravissime, più 500mila euro di provisionale alle parti civili, Stefano Furlan, 50 anni, il manutentore titolare della ditta Acquatecnica, ritenuto responsabile “materiale” di quello scoppio, indotto secondo il pubblico ministero Matteo Tripani, il magistrato titolare delle indagini, da un mancato lavaggio accurato del serbatoio per eliminare eventuali residiui di ipoclorito prima di aggiungervi il nuovo “dicloroisocianurato”. Una presunta operazione tecnica fatta male, insomma.

L'esplosione era stata definita una «bomba potentissima» dai presenti quella drammatica sera all'Avalon. Una «bomba potentissima» che aveva sfondato le finestre e la porta del locale tecnico.

Il gas bollente e caustico aveva investito Sonia Pugnetti, l’istruttrice della piscina che in quel momento era uscita all'aperto per verificare da dove provenissero i miasmi che impregnavano l’aria. Un odore molto forte, che prendeva la gola, si stava diffondendo sotto forma di nebbiolina nelle sale e nei locali del centro benessere situato sul Carso.

In seguito all’esplosione la porta di metallo del locale tecnico, chiusa a chiave, era stata divelta ed era stata proiettata a dieci metri di distanza. La sentenza di assoluzione del medico imprenditore fa anche seguito alla parziale definizione del risarcimento dei danni subiti dall’istruttrice di nuoto. (c.b.)

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