«Anche Trieste è chiamata a risorgere»

La resurrezione del Signore, la “ nuova” vita dell'uomo ma anche i riflessi che riguardano da vicino una Trieste “afflitta” su vari fronti. Temi classici e spunti sociali all'interno della Omelia trasmessa dall'Arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, durante la Santa Messa di Pasqua nella Cattedrale di San Giusto gremita di fedeli. Vari registri dunque, estrapolati dalle Scritture e dal quadro attuale che avvolge il territorio e la cittadinanza. Significativo l'appello, anzi il monito, promulgato dall'Arcivescovo Crepaldi e diretto senza mezzi termini verso la Trieste del momento, in bilico tra voglia di rivalse e stasi di incertezze: «Anche la nostra amata Trieste ha un urgente bisogno di sperimentare uno spirito pasquale, uno spirito di vita e speranza – ha affermato il presule durante l'Omelia pasquale – Segnata da una preoccupante crisi demografica, incerta sulla propria identità culturale e sul proprio futuro, afflitta da crescenti ferite nell'ambito produttivo e del lavoro». Una città chiamata dunque anche essa a risorgere. L'Arcivescovo di Trieste si è soffermato su tale aspetto, sottolineandone la prerogativa ribadendo che la città ha «forte bisogno di vita, di fiducia e di speranza».
E' stata la Pasqua della austerità, delle uova senza sorprese o con quelle dal sapore amaro. Anche in tale ottica monsignor Crepaldi ha voluto indirizzare i temi del suo intervento, coinvolgendo nell'augurio non solo i giovani, i bambini e le famiglie ma soprattutto: «i malati, quanti hanno perso il lavoro o si trovano in situazione di povertà».
Una Trieste da ricucire e un mondo da guarire. Il valore della Pasqua, inteso come senso di rinascita e di (ri)costruzione spirituale, ha trovato respiro anche nella più ampia considerazione da parte dell'Arcivescovo di Trieste: «L'uomo e il mondo hanno fame e sete di Pasqua! - ha proferito monsignor Crepaldi nel corso della Omelia – quante ferite, quanto dolore nel mondo, come fame, violenza, a volte anche nel nome della religione, disprezzo della vita, violazione dei diritti umani, sfruttamento della persona. Ad ogni uomo – ha aggiunto – di qualunque razza e nazione, e a tutto il mondo, la Chiesa dice oggi che con la Resurrezione del Signore si può coltivare la speranza in una vita e il modo di viverla in maniera nuova e diversa».
Al centro dei progetti, delle speranze e degli insegnamenti, permane la figura di Gesù Cristo, rievocato dalla cattedra di San Giusto dalle parole dell'Arcivescovo anche con accenti particolari, quelli che non ripudiano la mistica ma che ne risaltano l'estrema “ vicinanza”, fatta di piccoli gesti e immense prospettive: «Anche il Signore, come noi è cresciuto mangiando il nostro pane, bevendo il nostro vino – ha ribadito Crepaldi ai fedeli – ha conosciuto come noi la fatica e la gioia e come ha pianto e si è rallegrato».
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