Andriolo (AcegasApsAmga): «La Smart Grid è pronta e cambierà Trieste»
L’ad di AcegasApsAmga annuncia la fine del maxi cantiere per la rete capace di garantire la transizione energetica di Trieste. Quasi finito anche l’elettrolizzatore per avviare la produzione di idrogeno

«La Smart Grid di Trieste sarà completata e collaudata entro il 30 giugno. Sarà disponibile per la seconda metà dell’anno». Carlo Andriolo, amministratore delegato di AcegasApsAmga annuncia la fine del cantiere Pnrr da 26 milioni che rinnova radicalmente la gestione dell’elettricità cittadina e crea la rete con cui verranno alimentate le navi da crociera, permettendo lo spegnimento degli inquinanti generatori di bordo a gasolio.
Cos’è una rete intelligente e cosa significa avere 200 MW di capacità in più?
«Sul versante dell’infrastruttura, aumentiamo la capacità di accogliere la produzione tradizionale e quella degli impianti che stanno crescendo con il fotovoltaico. Aumentiamo inoltre la capacità di erogazione, grazie al rinnovo di cabine primarie, cavi e sistemi di controllo. La rete è finalizzata all’elettrificazione del porto e alla sua crescita, ma serve anche ad accogliere la produzione da rinnovabili, dare energia alle aziende, soddisfare la crescita dei consumi civili e garantire stabilità. Chi fa infrastrutture deve arrivare prima della richiesta ed eliminare i colli di bottiglia».
Che ruolo ha il digitale?
«Smart significa avere un’intelligenza che monitora, misura e controlla la rete in tempo reale, sia nei punti di distribuzione che dal centro di telecontrollo di Trieste, che oggi è uno dei più innovativi in Europa: programmerà giorno per giorno tensione e potenza, gestendo una complessità enorme rispetto al passato. Una parte delle infrastrutture a volte risale anche a ottant’anni fa: ora abbiamo un gemello digitale della rete e sappiamo quello che succede mentre succede. Così si possono gestire i sovraccarichi come l’attracco di una nave o i momenti di grande domanda e grande produzione di una giornata. Il digitale serve anche a individuare le necessità di manutenzione».
Utilizzate l’Ia?
«Per analizzare i dati e stimare i carichi del futuro immediato e la richiesta fra qualche anno».
Quanto vale l’investimento?
«Due tranche Pnrr da 18,3 e 7,9 milioni. La seconda è emersa successivamente e l’abbiamo saputa intercettare, avendo progetti pronti e lavorando a Natale. A Trieste abbiamo rifatto tre cabine primarie dell’alta tensione, posato i cavi da Roiano al Broletto per arrivare in porto, rinnovato cabine secondarie e implementato il centro di controllo. Le risorse in più ci hanno permesso di lavorare anche a Gorizia».
Cosa cambia per cittadini e imprese?
«La rete sta in un percorso di elettrificazione dei consumi e di transizione energetica. Oltre alla funzione per il porto, serve ad accogliere meglio la produzione del fotovoltaico, tenendo il sistema in equilibrio. Abbiamo visto cosa significano blackout come a Torino o in Spagna. Per l’industria avere sbalzi di tensione anche di un secondo può poi essere un problema enorme».
Due navi da crociera collegate in porto consumano quanto 40. 000 triestini: da dove arriverà questa energia in più?
«La produzione c’è già, il tema semmai è come portare l’energia, ma si sta rafforzando l’elettrodotto Terna da Monfalcone a Roiano».
Gli armatori useranno il cold ironing o continueranno a produrre elettricità con i generatori di bordo?
«Gli armatori potranno ridurre inquinamento e rumori, ne guadagnano anche a livello di immagine. Con tariffe coerenti crediamo che la proposta funzionerà. Nei porti Ten-T ci sono degli obblighi per chiamare le navi a collegarsi alla rete. Il Mit sta lavorando a linee guida».
In porto state ultimando l’elettrolizzatore per la produzione di idrogeno: progetto da 20 milioni...
«Di cui 15 di Pnrr. Produrremo idrogeno verde, cioè con energia elettrica da rinnovabili. Si potranno decarbonizzare mezzi pesanti della logistica e Trieste Trasporti acquisterà bus a idrogeno. Dialoghiamo inoltre con diverse aziende nei settori hard to abate (difficili da elettrificare, ndr), ma serve una cornice normativa che compensi i costi più alti rispetto alle fonti fossili».
La Smart Grid è stata realizzata con fondi Pnrr: dove si troveranno ora risorse per continuare a investire?
«Siamo un’azienda grande e quotata: abbiamo disponibilità ampia e continueremo sullo stesso passo del Pnrr. Ma in diversi settori si rischia una frenata importante».
Quali sono le prospettive della transizione energetica con queste crisi internazionali?
«Decarbonizzare significa fare molto elettrico e sapere che il gas rimarrà a lungo. Ma quando rinnoviamo la rete gas lo facciamo con tubi hydrogen ready. E lavoriamo su gas come il biometano. Gli scenari sono in continuo cambiamento, ma la decarbonizzazione aumenta la sicurezza energetica. Bene solare ed eolico, ma serve lavorare su batterie e accumulo».
E i costi?
«Con Hormuz il petrolio non è esploso. Ma il miglior modo di ridurre il rischio è consumare meno ed efficientare. Con Hera servizi energia investiamo ogni anno una cinquantina di milioni per decarbonizzare i consumi delle imprese e riqualificare edifici pubblici e privati, rientrando poi negli anni con i contratti di fornitura».
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