Appello a Zagabria: stop alle reti a strascico o l’Adriatico morirà
fiume
«Divieto permanente di attività nelle acque croate dell’Adriatico per i pescherecci con reti a strascico». È la richiesta che l’associazione Amici degli Animali ha inviato al ministero croato dell’Agricoltura e Pesca, sottolineando come le reti in questione contribuiscono da decenni a questa parte a impoverire gravemente il patrimonio ittico dell’area adriatica, portando un grave squilibrio per l’ambiente marino e la sua biodiversità. L’Associazione croata, nata nel 2001 a Zagabria, si è rivolta al dicastero con una lettera aperta rilevando innanzitutto che l’azione di recupero delle risorse di questo mare non sarà mai possibile se le leggi permetteranno alle reti di arare in modo indiscriminato il fondale, distruggendo molte forme di vita e senza alcuna conseguenza per i responsabili dello scempio: le norme - sottolinea l’associazione - vengono quasi sempre aggirate calando le reti anche in zone vietate. Sono del resto numero i pescatori professionisti croati contrari alle reti a strascico, che ritengono la causa principale del depauperamento del mare, che – assieme alle conseguenze dei cambiamenti climatici – ha visto negli ultimi anni la scomparsa in Adriatico e nel Mediterraneo occidentale di circa il 50% delle specie animali e vegetali.
L’associazione, che da due anni sta conducendo la campagna “Rispettiamo il nostro mare” in collaborazione con l’organizzazione Eurogroup for Animals, ha portato un esempio: lungo il canale di Pasman, nelle vicinanze di Zara, le reti a strascico hanno quasi distrutto flora e fauna. Il canale e il vicino mare dell’isola di Murter sono considerati una delle aree strategiche per la riproduzione della fauna ittica nella Dalmazia centrale. I pescatori locali, quelli che non usano reti a strascico, lamentano che il 70-80% del loro pescato riguarda gli avannotti morti, gettati in mare dagli equipaggi dei pescherecci con quel tipo di rete. —
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