Arriva il bollo degli esperti Era triestina la “biondina” dipinta da Schiele nel 1916

“Die Blondine”. La biondina. La bambina in rosso di Egon Schiele è la triestina Maria Concetta Trobitz. L’identificazione è stata certificata il 16 giugno a Vienna nel corso dell’annuale Egon Schiel Jahrbuch a cura della Egon Schiele Research Society (Erses) che si è tenuta al Leopold Museum. La rivelazione del figlio Dario Abrami, triestino di 80 anni che vive a Postumia, è stata ritenuta più che attendibile tanto da dedicare alla scoperta la quarta di copertina del catalogo “Egon Schiel Jahrbuch 2014-2018”. «Sono commosso. È il regalo più grande che potevo ottenere alla memoria della mamma», spiega Abrami, che solo il 22 gennaio 2016 aveva riconosciuto la madre da piccola dalla copertina del libro “La bambina in rosso” di Antonio Della Rocca, che riproduceva il quadro di Schiele. «Questa xè mama», affermò Abrami senza il minimo dubbio. E ora la storia è stata documentata nel catalogo di studi su Schiele con lo scritto “The portrait of my mother”.
Una storia che è stata raccontata la prima volta il 14 ottobre 2016 al quinto simposio internazionale su Egon Schiele che si tenne all’Albertina Museum. L’opera di Schiele è una gouache su carta (46 centimetri per 30,8) dal titolo enigmatico di “Kleines Mädchen mit blondem Haar im roten Kleid” (Bambina bionda con l’abito rosso) del 1916. Dopo oltre cent’anni si è riusciti quindi a dare per caso un nome a quella bambina grazie al figlio Dario.
Si tratta per l’appunto di Maria Concetta Trobitz, nata a Trieste il 19 ottobre 1911, che visse con la numerosa famiglia (12 tra fratelli e sorelle, tra cui anche un Egon come Schiele) nella Casa Grablovitz Trobitz di via Cecilia de Rittmeyer 7, a due passi dalla Stazione centrale di Trieste. «Nella mia famiglia si raccontava di questo giovane pittore austriaco che aveva ritratto mia madre nel giardino di piazza Libertà dove era a passeggio con mia nonna, Ada Grablovitz Trobitz», raccontò al Piccolo Dario Abrami. Solo che il nome tramandato è quello di un pittore di nome “Schiller”, confuso con il famoso poeta o filosofo. «Mia nonn ami riferì anche il titolo dell’opera che le avrebbe comunicato in tedesco il pittore: “La biondina”. Die Blondine», aggiunge Abrami. E “la biondina” è il nome che ora si può dare all’opera di Schiele del 1916, che fa parte di una collezione privata e che raramente si vede in mostra. Abrami è riuscito a vederla nel 2016 al Belvedere di Vienna in una mostra di Schiele, Klimt e Kokoschka. «Sono convinto che lei abbia totalmente ragione», affermò fin da subito il presidente della Esrs Thomas Ambrózy: «La piccola ragazza vestita di rosso dev’essere sua madre». —
Fa.Do.
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