Arrivano le “varvuole” balli e musica sull’Isola

Oggi alle 17 sbarcheranno in porto da una “batela” secondo una tradizione che affonda le sua radici all’epoca delle incursioni piratesche degli uscocchi
Di Antonio Boemo

GRADO. Bambini cattivi, attenzione. Stanno per arrivare le “varvuole”, le streghe del mare che vi portano via, dentro a grandi sacchi, proprio perché non vi siete comportati bene. È questo che genitori e nonni dicono in questo periodo ai più piccoli per ricordare una antica leggenda gradese che si ripete dalla notte dei tempi alla vigilia dell’Epifania. Trattandosi di una leggenda del mare tramandata oralmente da padre in figlio è di difficile datazione anche se una delle tesi maggiormente accreditate prende spunto dalle scorribande piratesche degli uscocchi. Una leggenda, quella delle “varvuole”, che sarà rievocata oggi con inizio alle 17.

Lo scrittore gradese Domenico Marchesini (“Menego picolo”), spiegava che per proteggersi dalle “varvuole” si dovevano ungere le maniglie delle porte e tutte le parti metalliche degli infissi con spicchi d’aglio, un ortaggio che notoriamente è considerato un antidoto per streghe e anche per i vampiri. Oltre all’aglio nelle famiglie c’era anche l’uso di aspergere con l’acqua benedetta gli angoli delle case. Dopo le prime invasioni, l’attenzione a Grado in questo periodo epifanico era sempre massima tanto che c’era pure un araldo che girava anzitempo per le strade per avvisare tutta la cittadinanza di chiudersi in casa. Ovviamente c’erano pure le sentinelle lungo la diga. Ma era difficile individuare le “varvuole” perché quando faceva buio giungevano a Grado silenziose a bordo di lunghe barche di vetro. Arrivavano dall’Istria ma a queste si aggiungevano quelle che stabilmente rimanevano nascoste in laguna tutto l’anno per poi riapparire alla vigilia dell’Epifania. Così almeno narra un altro scrittore gradese, Giovanni Marchesan Stiata, nel libro “Strighissi”. Queste “varvuole” si nascondevano prevalentemente a Golameto, Morgo, San Piero e nella zona di Punta Barbacale. La descrizione delle “varvuole” non offre spazio a nessun’altra interpretazione se non quella che le classifica come veramente molto brutte. La descrizione fatta da Menego Piccolo inizia, infatti, spiegando che le “varvuole” avevano denti appuntiti di rame, capelli di fil di ferro e occhi di pietrafocaia che emettevano scintille. Le gambe erano nodose di legno. In sintonia con questa descrizione gli abiti: erano vestite di stuoia con un cappotto di rete a larghe maglie con bottoni di sughero. Ebbene questa leggenda del mare viene riproposta oggi con inizio alle 17. L’appuntamento è nella zona del porto dove giungeranno su una “batela”. Scese a terra cercheranno di mettere paura ai piccoli per poi dirigersi in centro storico. Qui effettueranno qualche tappa prima di esibirsi nelle ormai consuete danze sfrenate che saranno eseguite sul palco di piazza Marin. Sostenuta dal Comune l’organizzazione di quest’anno è a cura della scuola di danza Avenal con la collaborazione di Grado Voga, della Banda Civica, dell’associazione Signora delle Fiabe e di Teatro Donna. Voci recitanti quelle di Tullio Svettini, Cinzia Borsatti e Luisa Venier, coreografie di Selene e Parva Lupieri.

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