Arsia, una targa per ricordare la tragedia del 1940

ALBONA. Nell'ambito delle celebrazioni per la giornata del Comune di Arsia, sulla facciata dell’edificio municipale è stata scoperta una lapide in memoria di quanti perirono nella tragedia mineraria...

ALBONA. Nell'ambito delle celebrazioni per la giornata del Comune di Arsia, sulla facciata dell’edificio municipale è stata scoperta una lapide in memoria di quanti perirono nella tragedia mineraria del 28 febbraio 1940. Alle 4.35 di quel tragico mercoledi ai livelli 15, 16, 17 e 18 del pozzo di carbone si verificò uno scoppio che causò un'ondata esplosiva lungo le varie gallerie. Terribile il bilancio: morti 185 minatori di nazionalità italiana, croata e slovena; 150 gli intossicati. L'incidente viene considerato il più grave infortunio collettivo della storia d'Italia. Quale causa della tragedia viene indicato lo sfruttamento intensivo della miniera (un milione di tonnellate di carbone l'anno) senza adeguate misure di sicurezza.

La targa con la dedica in italiano e in croato è stata donata dall'associazione Veneziani nel mondo: numerose delle vittime infatti provenivano dal Veneto. È opera della scultore Giulio Bornacin di Portogruaro. Allo scoprimento purtroppo non ha partecipato il promotore dell'evento, il giornalista e scrittore Antonio Venturin di Portogruaro, venuto improvvisamente a mancare alla vigilia. Il discorso che aveva preparato è stato letto da Matteo Baruzzo presidente dell'associazione Trepuntozero di Fossalta, cui era associato lo stesso Venturin. «Lo scoprimento della lapide» - questo forse il passo più rilevante - «significa rimediare ad anni di silenzio». «Questa lapide - ha detto il sindaco di Arsia Glorija Paliska Bolterstein - «è il ricordo che dedichiamo a intere generazioni di minatori, alla loro dura esistenza e alle loro famiglie». Per il Console generale d'Italia a Fiume Paolo Palminteri la targa «dev'essere anche un monito perché tragedie del genere non abbiano più a ripetersi». Oltre a portare i saluti dell'ambasciatore Adriano Chiodi Cianfarani, il console ha letto il messaggio dell'ambasciatrice Cristina Ravaglia, direttore generale per gli Italiani all'estero della Farnesina, secondo la quale l'incidente deve essere di impulso per il miglioramento della sicurezza sul posto di lavoro. Hanno parlato tra gli altri l'europarlamentare istriano Ivan Jakov›i„, il consigliere regionale Fvg Emiliano Edera e Bruno Moretto dei “Veneziani nel mondo”. Interventi musicali dei cori della Comunità degli Italiani di Albona e “I castellani” di Fossalta. (p.r.)

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