Asbesto nelle guaine del tetto Eaton: «Con noi tutto a norma»
«Nel periodo in cui la Eaton era proprietaria dello stabilimento di Monfalcone non vi è alcuna evidenza di contrarietà a norme e regolamenti in materia di salute e sicurezza, tantomeno sull’amianto».
Arriva tramite uno studio legale di Milano (Eversheds Sutherland, avvocato Guido Galeotti) la risposta ai 165 dipendenti che, guidati da due colleghi del sindacato, Luca Sterle e Alessandro Perrone, hanno indetto una raccolta di firme per chiedere chiarezza dopo l’annuncio da parte dell’imprenditore Alessandro Vescovini che ha denunciato di aver scoperto amianto inglobato nel tetto durante la ristrutturazione dello stabilimento acquisito nel 2018.
Sterle e Perrone hanno chiesto chiarimenti all’Azienda sanitaria (Asugi) e in particolare al Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di lavoro, all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, all’Inail, al Comune di Monfalcone e all’Osservatorio Nazionale Amianto. Gli ex dipendenti vogliono capire «di quale entità sia tale ritrovamento». Poi la parte più rilevante: sapere se chi ha lavorato alla ex Eaton è stato esposto a qualche rischio. Sterle e Perrone vogliono sapere se «vi siano state possibili ricadute e di quale natura, relativamente alla salute delle persone che hanno operato per decenni all’oscuro di tale circostanza all’interno dello stabilimento e dell’ambiente ad esso circostante». Un tema di drammatico rilievo quello dell’amianto e degli esposti all’asbesto a Monfalcone.
La Eaton fa sapere che era tutto in regola durante la sua gestione e non solo: «Nulla può dire o conoscere dello stato attuale di un immobile di cui non è proprietaria dal 2018. A tal riguardo, qualsiasi richiesta va indirizzata all’attuale proprietaria Sbe Varvit». Ovvero allo stesso Vescovini che ha denunciato di aver trovato guaine di amianto sommerse nella struttura del tetto dello stabilimento. Cinque o sei, per l’intera estensione dei tetti, 12 mila metri quadrati.
«Appena fatta la scoperta abbiamo subito allertato l’Azienda sanitaria – ribadisce Vescovini – che comunque ci ha assicurato che l’amianto non era pericoloso perché inglobato nella struttura del tetto. Il problema è però che i lavori di manutenzione sono stati bloccati perché bisogna bonificare prima di ristrutturare. E finché non riparo il tetto piove dappertutto, non posso installare i macchinari, far venire i lavoratori e partire con la produzione. Sto perdendo un sacco di tempo».
Secondo l’imprenditore servirà almeno un milione di euro per la bonifica. Per questo la Sbe ha aperto una causa con la Eaton. Lunedì scorso era prevista una prima udienza per la nomina del Ctu che è stata spostata la prossima settimana per questioni di malattie.
«La Eaton invita i suoi ex lavoratori, oltre 160 che sono stati licenziati, a chiedere a me notizie sull’amianto – chiude Vescovini – mi sembra ridicolo. Forse pensano che l’ho messo io. Stanno dimostrando ancora una volta quale è il livello etico raggiunto da certe aziende multinazionali». —
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