Ascoli e quella chiamata dal Re al futuro padre della Glottologia

Scrisse“Sull’idioma friulano e sulla sua affinità colla lingua valaca” a 17 anni nel ghetto ebraico in un edificio che ospitò la Soprintendenza 

punti di vista



Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907) ha solo diciassette anni quando nel 1846 pubblica il saggio “Sull’idioma friulano e sulla sua affinità colla lingua valaca” che testimonia, ancorché i suoi studi da mero autodidatta, la padronanza già grande nello studio di quella scienza che chiamerà Glottologia e della quale sarà il primo docente italiano all’Università di Milano.

Il libro, darà la stura a quel processo di riqualificazione della lingua friulana che, assieme a sloveno e ad altre lingue minoritarie, porterà a tale riconoscimento dallo Stato italiano con la legge 482 del 1999. L’importanza di Ascoli fu tale che a lui venne intitolata la Società filologica friulana, fondata proprio a Gorizia il 23 novembre del 1919 e pare così del tutto logico che nell’anniversario dei 190 anni dalla sua nascita la Filologica trovi sede nella casa dove Ascoli nacque, al numero 1 della via che porta il suo nome, all’inizio di quello che era l’antico Ghetto ebraico.

Mentre l’aspetto esteriore dell’immobile si deve a Giuseppe Tonkli, avvocato e politico sloveno originario del cividalese con studio a Gorizia e promotore dell’eguale uso della lingua slovena nella vita pubblica, che aveva acquistato l’edificio nel 1871 dieci anni dopo il definitivo trasferimento di Ascoli a Milano, comperata dal Comune nel 1978 casa Ascoli venne completamente ristrutturata negli interni con fondi e progetti della Soprintendenza, che vi spostò i propri uffici prima ospiti della Camera di Commercio in via Morelli 39 i quali, fino al 1954 e il ritorno di Trieste all’Italia, furono l’unica sede della Soprintendenza nella nostra regione.

Ascoli, prima di esser nominato senatore venne chiamato dal Re a far parte della “Commissione conservatrice dei monumenti d’arte e antichità” di Milano, istituita nel 1876 in tutte le province sotto la presidenza dei rispettivi prefetti con “l’ufficio di sorvegliare affinché i monumenti esistenti... non deteriorino” curando che gli oggetti d’arte pubblici o privati non siano alienati senza autorizzazione e che quelli d’arte antica scoperti si raccolgano nei musei.

In pratica quello che svolgeva l’Ufficio della Soprintendenza di Gorizia a casa Ascoli, fino al 2015 e il suo accorpamento con Trieste. —





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