Assalto bis del Comune all’Aia «Il nodo polveri va riscritto»

Il Comune di Trieste ci riprova. Dopo il tentativo fallito dello scorso agosto, in quell’occasione sul fronte dell’inquinamento acustico, chiede nuovamente alla Regione la revisione dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) della Ferriera di Servola, stavolta sul nodo polveri, aggiungendoci la convinzione che, «viste le dichiarazioni costanti di essere dalla parte del cittadini e della tutela dell'ambiente», l’amministrazione Serracchiani non dovrebbe avere alcun problema a rispondere. Per adesso, da parte della Regione, arriva la rassicurazione che «i tecnici prenderanno in esame il documento inviato dal Comune di Trieste e come sempre lo faranno con l’attenzione e gli approfondimenti dovuti a una questione di grande rilevanza per la città». Punti di vista diversi. Da quello di Roberto Dipiazza, che informa di un’«approfondita azione di controllo in relazione sia all’Accordo di programma che all’Aia rilasciata per la Ferriera», portata avanti assieme all’assessore all’Ambiente Luisa Polli e agli uffici, con il supporto del professor Pierluigi Barbieri, i comitati dei cittadini e le associazioni ambientaliste: «Stanno continuamente emergendo gravi inadempienze da parte dei soggetti che hanno rilasciato l’Aia».
Il sindaco ha per questo formalmente inviato alla Regione la richiesta di revisione dell’autorizzazione «in forza sia dei nuovi elementi emersi dalle indagini del Comune di Trieste, sia in base alla mancata acquisizione di atti necessari per il rilascio dell’Aia», affermazione che viene accompagnata da una documentazione allegata. Il Comune, prosegue il sindaco, «ha chiesto per la prima volta il commento di dati già in possesso dell’Arpa da almeno cinque anni, commento che la Regione avrebbe dovuto richiedere e tenere in considerazione prima di rilasciare l’Aia».
Secondo Dipiazza la relazione Arpa sul periodo 2011-2015 in merito alle deposizioni del benzo(a)pirene al suolo nell’abitato mostra «evidenze preoccupanti». E per quel che riguarda il 2016 «l’attuale piano di monitoraggio e controllo previsto dall’Aia non consente di valutare miglioramenti rilevanti». Inoltre, «ad oggi manca nei punti critici identificati nell’abitato un monitoraggio pubblico delle deposizioni, monitoraggio che nel complesso è stranamente lasciato all’autocontrollo della proprietà dello stabilimento. È veramente anomalo - conclude il sindaco - che il controllore sia il controllato».
Nel braccio di ferro con la Regione e il gruppo Arvedi, l’iniziativa del Comune è in sostanza la replica di quanto tentato ad agosto. In quell’occasione il casus belli fu l’inquinamento acustico. Il Municipio, invocando la revisione dell’autorizzazione, spiegò che i residenti servolani non avrebbero potuto attendere 30 mesi prima del miglioramento della situazione, un riferimento temporale contenuto nel Piano di risanamento acustico presentato da Siderurgica Triestina secondo i tempi previsti proprio dall’Aia. Fu la prima tappa di uno scontro che, dopo il «no» tecnico della direzione regionale Ambiente, è proseguito davanti ai giudici amministrativi, con il Tar che ha però rigettato l’istanza di sospensiva proposta dal Comune contro il decreto regionale che accertava il completamento da parte di Siderurgica Triestina di una serie di adempimenti prescritti dall’Aia.
Rispetto alla nuova richiesta di ieri, la Regione spiega che la questione «ricade sotto la competenza di organi tecnici, cui è deputato esprimere valutazioni oggettive, in base alle normative di riferimento, ai dati ufficiali disponibili e, naturalmente, alle prescrizioni dell’Aia». Ma ribadisce anche che, «in ogni fase del percorso seguito di concerto con tutti gli altri soggetti coinvolti, ha avuto massima cura per gli aspetti relativi alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della salute di cittadini e lavoratori, nonché ai livelli occupazionali. Anche in questa circostanza, come in passato - è la conclusione della nota di Palazzo - il principio di leale collaborazione istituzionale sarà rigorosamente rispettato».
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