Assalto al Centro operativo postale di via Casale: trafugata una cassaforte

Il colpo mercoledì sera. I ladri hanno tagliato la cassetta blindata, poi si sono calati con le corde per scappare. Bottino di quasi 15mila euro

Maria Elena Pattaro
Il centro logistico Sda di Poste Italiane in via Brigata Casale (foto archivio Lasorte)
Il centro logistico Sda di Poste Italiane in via Brigata Casale (foto archivio Lasorte)

Assalto da film al centro operativo postale: i ladri tagliano una cassaforte, si calano con le corde e scappano con un bottino ingente. È un furto ben architettato quello andato in scena mercoledì sera in via Brigata Casale. Nel mirino è finito il centro logistico di Sda, il corriere espresso di Poste Italiane.

È la seconda volta in sette mesi. A metà aprile, infatti, un commando di malviventi aveva tentato addirittura di sfondare un muro a mazzate, ma l’allarme e l’arrivo di guardie giurate e Polizia di Stato li aveva costretti alla fuga a mani vuote.

Stavolta, invece, il colpo è andato a segno. E ai responsabili è fruttato un bottino di valore. Sull’esatto ammontare della refurtiva vige lo stretto riserbo, sia da parte degli investigatori, sia da parte di Poste Italiane, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni sull’accaduto.

L’ipotesi è che ad agire sia stata una banda specializzata in questo tipo di colpi, composta con tutta probabilità da almeno tre persone. Del resto un furto così non si improvvisa da un giorno all’altro. Potrebbe essere lo stesso commando che aveva già sferrato l’assalto a metà aprile e che, alla luce di quel buco nell’acqua, abbia perfezionato la tecnica. È presto per dirlo, ma la pista è al vaglio della Squadra Mobile, a cui sono state affidate le indagini.

I malviventi hanno fatto scattare il piano nella tarda serata di mercoledì. L’obiettivo era svaligiare la cassaforte. All’interno c’erano, con tutta probabilità, gli incassi delle consegne effettuate dai corrieri. Nell’introdursi nel centro logistico, i criminali hanno disattivato alcuni allarmi, in modo da poter agire indisturbati. Poi, secondo le prime ricostruzioni, hanno raggiunto la cassaforte e l’hanno sventrata, probabilmente muniti di una flex. A quel punto si sono impadroniti di tutto il contenuto, circa 14.600.

Per scappare si sono calati con delle corde. Nel frattempo alcune sirene antifurto hanno cominciato a suonare, richiamando sul posto la guardie giurate di Mondialpol e le Volanti della Questura. Al loro arrivo, però, i ladri si erano già dileguati. Stando alle prime informazioni trapelate, stavolta i responsabili si sono portati via tutti gli attrezzi del mestiere, a differenza del colpo sventato ad aprile, quando i ladri avevano abbandonato sul posto gli arnesi da scasso.

Su quegli utensili, finiti sotto sequestro (un piede di porco, una mazza e gli arnesi da scasso), si erano concentrati i rilievi della Polizia scientifica, a caccia di impronte e di ogni altro elemento utile a stringere il cerchio sugli autori dell’assalto. Stavolta non ci sono attrezzi su cui contare per le analisi, ma le telecamere della sede e quelle presenti in zona potrebbero fornire informazioni utili alle indagini. Gli investigatori le hanno acquisite nelle ore successive al colpo e ora le stanno visionando.

Il precedente risale alla notte tra il 15 e il 16 aprile. L’incursione era scattata intorno all’una di notte: in base alle ricostruzioni, i ladri – armati di piede di porco – avevano forzato una porta sul retro. Una volta all’interno, avevano cercato di abbattere un muro per accedere alla sala dei sistemi di sicurezza così da poter agire indisturbati.

Ma l’allarme, collegato con la centrale dell’istituto di vigilanza Mondialpol, era entrato subito in funzione. Le guardie giurate erano arrivate in una manciata di minuti insieme alle Volanti della Questura. I malviventi erano già scappati. Nella fretta della fuga, avevano lasciato lì tutto il loro armamentario.

All’epoca, una delle piste prese in considerazione dagli inquirenti, era che la banda fosse la stessa che la notte precedente aveva fatto incursione nel centro logistico Sda di Praturlone, a Fiume Veneto. Lì i malviventi, dopo aver passato al setaccio tutti gli uffici, erano riusciti a individuare la cassaforte e a forzarla con un piede di porco. Dentro c’erano circa 11 mila euro in contanti, pari all’incasso delle consegne effettuate in giornata dai corrieri. È la stessa mano che l’altra notte ha ripulito anche la cassaforte in via Brigata Casale? La risposta arriverà con le indagini.

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