«Assurdo far pagare le foto in un parco Lo Stato siamo noi»

Il critico d’arte Daverio “boccia” la direttrice di Miramare «La sua idea è espressione della vecchia cultura borbonica»

La decisione di introdurre una sorta di “tassa sullo scatto”a chi fa foto o gira video per scopi commerciali (per esempio i classici servizi per l’album di matrimonio) all’interno del parco di Miramare, raccoglie pareri contrastati. C’è chi ritiene sia corretto che chi trae profitto dall’utilizzo del parco versi un contributo per la sua manutenzione, e chi invece rivendica per tutti la libertà di fruire di quello che, a tutti gli effetti, è un parco pubblico. In cui, nonostante un dibattito in piedi ormai da anni, non si paga ancora alcun biglietto di entrata.

La posizione della direttrice del Museo storico e parco del castello di Miramare, Andreina Contessa, però è chiara: non ha intenzione di svendere Miramare e ritiene ci sia un’abitudine a sfruttare quegli spazi senza dare nulla in cambio. Posizioni non condivise dal noto critico d’arte e volto televisivo, Philippe Daverio. «La direttrice appartiene probabilmente alla vecchia scuola di pensiero - afferma dopo aver appreso la notizia dell'intenzione di applicare una tariffa per i servizi fotografici commerciali-. Appartiene cioè ad una cultura borbonica - sostiene -, in base alla quale le cose non sono del popolo sovrano, ma sono del monarca. E se il popolo sovrano vuole approfittarne deve pagare l’obolo». La visione di Daverio è opposta. «Io appartengo ad una cultura diversa, quella giacobina - riferisce il critico - che ha fatto la Rivoluzione francese, dove Marie-Jean-Antoine-Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet, peraltro vittima della Rivoluzione, diceva che il popolo sovrano è l'erede del principe».

Una diversa percezione della cosa pubblica, dunque, alla quale Daverio aggiunge un’altra possibilità. «Esiste poi una terza cultura, quella asburgica - spiega -, per la quale le cose della cultura sono l’impegno della corona. Bisogna vedere quale delle tre percezioni della cosa pubblica scegliere: sono tre visioni diverse dello Stato, che si scontrano e sulle quali, a mio parere, nel Paese oggi bisognerebbe aprire un serio dibattito».

Alla questione relativa al ruolo del popolo, il critico d'arte aggiunge un'altra riflessione: «Una questione ancora più semplice da capire: lo Stato è un sovrano esterno o lo Stato siamo noi? - si chiede -. Noi le tasse a che scopo le paghiamo? Solo per mantenere l’agiatezza di un’improbabile classe politica? Ne paghiamo parecchie - sostiene - e le paghiamo anche per avere dei servizi. A cosa servono le tasse? Semplicemente a soddisfare gli appetiti molto forti della classe politica che ha deciso di mungerci? Allora, in quel caso va fatta una rivoluzione». «Se invece le tasse che paghiamo servono a garantire dei servizi - prosegue Daverio -, allora bisogna distinguere se qualcosa è un servizio pubblico o meno: la sanità è un servizio pubblico, la scuola è un servizio pubblico, la cultura e il tempo libero sono un servizio pubblico quindi nessuno paga per entrare al parco o per farci le foto, perché si inizia da lì e poi chissà cosa altro ci verrà chiesto».

Il critico aggiunge altri elementi di riflessione: «Se faccio una foto in una piazza allora dovrò pagare anche i diritti a chi ha la proprietà delle case che si affacciano su quella piazza e alla fine non mi resterà che fotografare l'orizzonte del mare, perché il mare è di tutti».

Quanto agli altri divieti imposti dalla direzione a chi fruisce del parco di Miramare - come quello, ad esempio, di non giocare a palla o non dedicarsi a giochi che prevedano la corsa, di non usare pattini e non introdurre droni -, Daverio osserva che «se non è un parco botanico, ma è un parco pubblico la gente deve poterci andare liberamente. Se il principio è quello che ho già espresso, ovvero che il popolo sovrano è l’erede del principe, - spiega - il popolo ha diritto di fare ciò che faceva il principe: se il principe camminava nel prato anche il popolo sovrano può camminare nel prato, se il principe si sedeva su una panchina anche il popolo sovrano ho farlo. Altrimenti non è l'erede del principe. Ma se uno ha una cultura borbonica, è diverso: il popolo non è sovrano».

Su un fatto però Daverio è d’accordo: alcune regole vadano rispettate. «Attenzione - conclude - il discorso libertario che io faccio, non esclude una disciplina comportamentale: non sono per lo sfascio».

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