«Aumenti equi, ma i furbetti vanno stanati»

Ricreatorio invernale per tutto l’anno a 13,60 euro. Un vero affare che però sta per finire. Paga meno solo chi ha un reddito minimissimo, 7250 euro, che viene esonerato da tutte le quote per i servizi educativi comunali, e anche dal pagare i 13 euro del ricreatorio. Venerdì la seconda e quinta commissione (bilancio, imposte, tasse, e cultura, attività educative e ricreative) si è riunita per la seconda volta, ha avuto l’audizione richiesta al sindaco per capir meglio le dinamiche del “bilancio impossibile”, che soprattutto il centrodestra voleva farsi chiaro prima di dare un minimo assenso ai nuovi scaglioni di pagamento, proporzionali a scaglioni di reddito familiare più alto. Oggi un “target” invisibile. Ma al quale si fa appello in nome dell’equità, pur dovendo agire sulla spinta di milioni di euro che mancano al pareggio contabile.
L’assessore all’Educazione Antonella Grim ha riferito voce per voce sulle entrate che i servizi educativi (ricreatori invernali ed estivi, mense, nidi e scuole dell’infanzia, accoglimento con pasto e aiuto per i compiti pomeridiani) porta nelle casse comunali, su richiesta dell’opposizione, che ha anche voluto un quadro dell’utenza in generale in base all’Isee. «Ma non si potrà avere - precisa Giovanni Barbo del Pd che in commissione ha fatto le veci della presidente Daniela Gerin (Sel) -, proprio perché adesso oltre un certo reddito la tariffa era uguale per tutti, cosa che trovo prima di tutto poco equa, specie in un momento così difficile. Per esempio per il Sis (pasto, accogimento, compiti) la retta mensile è di 122 euro, indistintamente».
Lo aveva anticipato già Igor Svab, presidente Pd della seconda commissione bilancio, ma i consiglieri hanno di nuovo chiesto che si prevedano con maggiore esattezza controlli molto precisi sulla dichiarazioni Isee, così da evitare errori e soprattutto furberie da parte di chi chiede esenzioni non avendone il diritto, o potrebbe svicolare dallo scaglione più oneroso.
Carlo Grilli dell’Udc ha insistito perché la revisione Isee sia possibile anche in corso d’anno, per non perdere di vista situazioni frutto del momento critico, come disoccupazioni e cassa integrazione, «situazioni ahimé sempre più diffuse» riconosce Barbo concordando con il collega. Insomma nessuno gongola per gli aumenti, ma la delibera è uscita dalle commissioni e adesso approderà nella riunione dei capigruppo, e poi in aula. (g. z.)
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