«Avalon, io lasciai tutto a posto»

Il manutentore accusato di disastro colposo: nel vano tecnico nulla di anomalo»

Delle pastiglie di cloro lasciate sul contenitore di acido solforico non so nulla. Ma confermo di aver lasciato aperta la porta del vano tecnico annesso al centro benessere Avalon di Borgo Grotta».

Stefano Furlan, titolare della ditta Acquatecnica, ha parlato per oltre tre ore davanti al pm Matteo Tripani e ha fatto ipotizzare - seppur indirettamente - che l’esplosione avvenuta lo scorso 8 dicembre al centro benesse Avalon di Borgo Grotta Gigante possa essere stata causata dall’azione di una terza persona. Troppe discrepanze, troppi lati oscuri nel confronto tra la sua deposizione e quelle rese dai testimoni durante le indagini.

Il magistrato ha convocato l’altro pomeriggio Furlan per interrogarlo ma anche per contestargli formalmente l’accusa di disastro colposo, oltre a quella di lesioni aggravate nei confronti dell’istruttrice di nuoto Sonia Pugnetti, rimasta gravemente ferita nell’incidente.

Ad ascoltare le parole di Stefano Furlan c’erano anche i periti nominati dal pm Matteo Tripani e dagli altri indagati, il medico-imprenditore Michele Quinto, 50 anni, di Ronchi dei Legionari e il notaio Massimo Paparo, 59 anni, amministratori della struttura; presenti anche alcuni investigatori del carabinieri. Furlan si è presentato con il proprio legale, l’avvocato Michele De Mitri. Ha ribadito più volte: «Non c’è mai stato nessun sacchetto abbandonato sopra i barili esplosi. Io, almeno, non l’ho lasciato in quella posizione. Forse l’hanno fatto altri. Il giorno prima dello scoppio ero entrato nel locale per cambiare il prodotto ed effettuare un travaso. Dubito che in 24 ore possa avviarsi una reazione chimica che poi si è manifestata con l’esplosione». E ha anche aggiunto: «Il giorno stesso, durante il mio sopralluogo, non ho trovato nulla di anomalo nel locale tecnico della piscina dell’Avalon».

Un mistero. Ed è forse anche per questo motivo che i termini per la consegna della perizia al pm Tripani potrebbero anche slittare di qualche settimana. Non abbiamo capito ancora come possa essere accaduto», ha commentato l’avvocato Maurizio De Mitri. (c.b.)

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