«Aziende in ginocchio e posti a rischio»

Anche i sindacati denunciano una situazione paradossale: «Purtroppo la magistratura ha tempi lunghi»

«Quella di Tiare Shopping è una situazione paradossale». Non usa mezzi termini il segretario generale della Cisl di Gorizia e Trieste Umberto Brusciano, nel definire quanto sta accadendo – o meglio quanto ancora non sta accadendo – riguardo l'annosa vicenda dei pagamenti alle imprese che hanno costruito il maxi centro commerciale “Tiare Shopping” di Villesse.

Nelle sue parole si legge chiaramente anche la delusione per quella che assomiglia tanto ad una beffa, oltre che a un'occasione mancata. «Sicuramente ci troviamo di fronte ad una situazione per molti versi paradossale – dice Brusciano -, che speriamo possa trovare soluzione quanto prima per il bene di tanti lavoratori e di un settore economico in generale. Si stanno mettendo in ginocchio aziende e dipendenti che non ricevono i pagamenti per il lavoro svolto, e questo è molto grave. Onestamente tutti quanti credevamo molto in questo nuovo grande insediamento, perché poteva essere un'occasione per il territorio e il Gruppo Ikea sembrava poter essere una garanzia».

Certo la realtà si è rivelata meno rosea rispetto alle aspettative di tutti: la crisi economica ha finito per rimensionare le potenzialità, almeno per quel che riguarda l'aspetto occupazionale, del maxi centro commerciale, e il perdurare della querelle legata al pagamento delle imprese ha macchiato in modo indelebile questi primi anni di vita di “Tiare”.

«Non era nemmeno immaginabile o preventivabile una situazione di questo genere, né da parte nostra né da parte di nessuno – dice amaro il segretario della Fillea Cgil Luciano Sartori -, perché un simile sistema di affidamento dei lavori non si era mai verificato. E le imprese che si sono esposte di più, ora si trovano nei guai. Al momento non si è mosso ancora nulla, i procedimenti giudiziari hanno bloccato tutto e solo il processo potrà dare qualche risultato. Ma, si sa, i tempi della giustizia sono spesso biblici». E non coincidono con le esigenze, sempre più stringenti, di imprese già al collasso.

«Purtroppo la sensazione è che tutto questo rischi di dare la mazzata a diverse realtà del territorio, già in crisi, e ora destinate a nuove sensibili riduzioni di personale – aggiunge Sartori -. In questo momento non è possibile parlare dei casi specifici o fare nomi, ma sappiamo di ditte vicine a chiudere bottega, o quantomeno a ridimensionare ulteriormente la loro attività. Il tutto in un quadro generale, nel nostro territorio, che è davvero drammatico». E sbocchi in tempi brevi non se ne intravedono. Neanche la politica, più volte sollecitata in questi mesi per trovare una soluzione, ha potuto fare qualcosa per queste povere aziende ora in difficoltà.

Marco Bisiach

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