«Banchina pericolosa? Colpa dell’impresa»

L’Aspm, che aveva in carico i lavori, scarica le proprie responsabilità. Gli operatori chiedono interventi immediati
Di Giulio Garau
Bonaventura Monfalcone-21.03.2013 Porto-Nuova banchina inutilizzabile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-21.03.2013 Porto-Nuova banchina inutilizzabile-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Banchina dell’Autostrada del mare “difforme” e pericolosa? Tutta colpa dell’impresa esecutrice, la Vidoni. L’Azienda speciale porto, incaricata dei lavori dal Provveditorato opere pubbliche, che aveva nominato quello che nel gergo tecnico si chiama Rup “responsabile unico di procedimento” ha scaricato tutte le responsabilità sull’impresa che ha eseguito i lavori. Lo ha fatto ieri nella seduta del cda dove è stata illustrata una lettera della stessa impresa che ammetteva l’errore nell’esecuzione dell’opera(come riferiamo nell’articolo a fianco). Ma la stessa Vidoni si e detta disposta a spese proprie a rimediare al danno, togliendo i massi della scogliera sottomarina, in 10-15 giorni. Ed ecco la beffa: la banchina è stata già collaudata (due volte) e consegnata al Provveditorato opere pubbliche ovvero lo Stato. Bisognerebbe fare un’intervento in “casa altrui” e chiedere il permesso. Ma ieri il responsabile del Provveditorato del Fvg, l’ingegner Giorgio Lillini, non era presente alla riunione del cda nemmeno tra gli “invitati” del comitato allargato. I tempi? Assolutamente imperscrutabili, considerata la burocrazia necessaria, ma soprattutto il fatto che sulla vicenda della banchina sbagliata, costata 9 milioni di euro, soldi pubblici, c’è in corso un’inchiesta della Procura della Repubblica e una della Corte dei conti.

E come ha fatto notare qualcuno dei presenti, in particolare gli operatori (sono intervenuti in massa guidati dal presidente dell’Assoterminal Raffaele Bortolussi), la seduta ha assunto ancora una volta un aspetto paradossale. Per un semplice fatto: cosa si poteva decidere operativamente nel cda? Ben poco a quanto pare visto che la banchina non è più in gestione all’Azienda speciale (se qualcuno si fosse accorto durante i lavori o tra i due collaudi la Vidoni avrebbe provveduto agevolmente e nessuno avrebbe saputo nulla) ma dello Stato. E nemmeno sul cambio di destinazione futuro in modo da trasformarla in semplice banchina multi-uso. Questo è un secondo punto che è emerso ieri, che trova concordi gli operatori a corto di ormeggi. Anche perchè, e qui siamo nell’assurdo, è difficile che la nuova banchina appena realizzata possa un domani diventare sede di autostrada del mare: gli operatori spiegano infatti che è un’impresa accogliere le navi del settore con portelloni poppieri, la manovra è quasi impossibile e pericolosa visti gli spazi ristretti, senza contare che le navi con portelloni sulla fiancata sono pochissime. Cambiare destinazione d’uso e trasformarla in bachina portuale generica sarebbe praticamente obbligatorio. Ma anche qui la legge dice che bisogna chiedere alla Regione che dà le concessioni e ha la competenza. Ma ieri al cda non era presente alcun responsabile della Regione e proprio quest’ultima, recentemente, ha precisato ufficialmente che, sulla banchina che è nuova, non è il caso di portare merce che possa recare danni o sporcare.

Tra i punti all’ordine del giorno, uno dei pochi concreti sul quale il cda ha potuto esprimersi (a parte varie richieste tecniche su uffici e altro) è il bilancio che ha chiuso pareggiando su circa 3 milioni e 316mila euro. Tra gli interventi quello del sindaco che, una volta di più, ha sottolineato, in maniera pragmatica che le cose non funzionano, bisogna trovare dei rimedi e dare una svolta per lo sviluppo.

C’era in realtà un altro punto dell’ordine del giorno, il 9 della lettera di convocazione: affidamento legale. L’ipotesi più logica è che riguardasse la nomina di un legale per tutelare l’Azienda speciale porto, viste le inchieste in corso. In realtà invece il presidente Emilio Sgarlata ieri ha fatto presente la necessità di tutelare l’Aspm dalle voci di critica che si sono levate dalle varie parti, le accuse di “inadeguatezza” e le richieste di dimissioni dei vertici. Ma da quanto è emerso cda e comitato tecnico avrebbero chiesto di soprassedere.

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