Banchina pericolosa, la Vidoni “ripara”

Lunedì l’impresa inizia a togliere gli scogli. La Capitaneria ha terminato i rilievi con il nucleo sommozzatori delle Marche
Di Giulio Garau

L’impresa Vidoni rimette mano alla banchina delle autostrade del mare, gli ormeggi 1,2 e 3, per “riparare” gli errori di costruzione rimuovendo gli scogli in eccesso che rischiano di squarciare le navi che accostano e che hanno ridotto il fondale di quasi due metri.

Ufficialmente l’impresa ha iniziato ieri, in realtà ci sono ancora gli ultimi permessi da ottenere e i lavori veri inizieranno lunedì con l’obiettivo di fare prima possibile, forse meno di 15 giorni. Giovedì è stato emesso dalla Capitaneria di porto un avviso di pericolosità legata ai lavori di sistemazione della banchina che vedrà l’uso, oltre che di speciali macchinari, anche di sommozzatori e dunque era necessario segnalare il “cantiere a mare” a tutte le unità in transito.

Le riparazioni non fermano l’inchiesta in corso della Procura della Repubblica di Gorizia (per la Corte dei conti si vedrà dopo). A confermarlo lo stesso comandante della Capitaneria (incaricata delle indagini, Massimo Toninato. «Abbiamo terminato i rilievi subacquei con i sommozzatori per renderci conto nei minimi dettagli della situazione - spiega - e per fare il lavoro è arrivato a Monfalcone da San Benedetto del Tronto il primo nucleo sub della Guardia costiera. Sono state scattate foto centimetro per centimetro, ci sono immagini anche dell’insieme a distanza ed è stato realizzato un video. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Abbiamo cristallizzato la situazione alla base della banchina con la scogliera, un lavoro durato due giorni (hanno finito ieri ndr) ed ora la ditta può intervenire». Nessun commento sulla gravità o meno della situazione, Toninato si riserva di consegnare il materiale dei rilievi e una relazione dettagliata alla Procura e non ha spiegato se oltre agli scogli c’era altro che non va sott’acqua.

La Vidoni dovrà depositare le pietre della scogliera da qualche parte ma la stessa Capitaneria non sa dove: «Non lo sappiamo - conclude Toninato - noi abbiamo solo fatto l’avviso di pericolosità di fronte all’atto di concessione dell’area per i lavori all’Azienda speciale porto». Si tratta di pietre, fatte apposta per le scogliere, provenienti dalla cava di Aurisina. «Stiamo organizzando ancora i lavori, mancano alcuni permessi - spiega l’ingegner Riva della Vidoni - inizieremo al più tardi lunedì. Dobbiamo correre, fare il prima possibile». La Vidoni sa benissimo che si tratta di fare un lavoro come in un “campo minato” e sta cercando di adottare tutte le cautele necessaria. «Toglieremo soltanto gli scogli in eccesso - aggiunge l’ingegnere - secondo il professionista che ha realizzato progetto non ci saranno minimamente problemi di stabilità della banchina. E faremo attenzione a non portare fuori nemmeno una goccia di fango. Lasceremo la quota di massi necessaria a evitare che la cavitazione delle eliche delle navi crei problemi a fondale e banchina. Stiamo vedendo di trovare un posto, assieme all’Azienda speciale, dove accatastare momentaneamente questi scogli, faremo prima un lavoro grezzo e poi di rifinitura. Ed essendo scogli del Demanio presenteremo anche un nostro progetto per utilizzare questo materiale per “ripascere” a nostre spese le scogliere dove necessario».

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