Banda di campani rapinò quattro banche il pm chiede 22 anni

Dieci anni fa avevano terrorizzato clienti e impiegati di quattro banche del Monfalconese e oggi la giustizia, seppur con ritardo, presenta il conto a una gang di campani dediti a rapinare gli istituti di credito. La banda era composta da Ciro Merolla, Vincenzo Frolla, Alfredo Pozone e Fabio Bortolo, quest’ultimo deceduto.
Il pubblico ministero Enrico Pavone al termine della sua requisitoria ha chiesto 8 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 2.600 euro per Pozone; 8 anni e duemila euro per Merolla e 6 anni e 1.600 euro di multa per Frola. Nessuno era presente in aula. Pozone tra l’altro si trova in carcere dove sconta l’ergastolo per un omicidio compiuto durante una rapina effettuata in un’altra città italiana.
La sentenza è prevista nella prossima udienza fissata per il 23 maggio quando ci saranno anche le arringhe dei difensori avvocati Laura Luzzatto Guerrini per Frola e Merolla e l’avvocato Trotta per Pozone chieste dei difensori.
All'identificazione dei quattro napoletani era giunta la Direzione distrettuale antimafia di Trieste dopo una lunga indagine e aveva poi trasmesso il fascicolo alla Procura goriziana competente per territorio. Il primo colpo era stato messo a segno l'8 luglio 2003 ai danni della filiale di via don Fanin del Banco di Roma. Due i rapinatori che, attrezzatissimi, calmi, esperti e padroni della situazione, avevano fatto irruzione nell'istituto di credito. Avevano fatto stendere a terra i quattro impiegati e il direttore, e si erano allontanati con un bottino di circa 100mila euro. Un colpo perfetto, probabilmente studiato a tavolino nei minimi dettagli. La banca era stata chiusa ai clienti mezz'ora prima e all'interno si trovavano soltanto il direttore e quattro impiegati. I rapinatori, giunti a bordo di una macchina, si erano fermati in via don Fanin. Rapidamente avevano scaricato dal baule delle ventose professionali, di quelle usate proprio per asportare vetri e piastrelle.
Le hanno applicate sulla parte inferiore di una porta a vetri laterale, quella dell'ufficio del direttore. Uno strappo deciso (forse hanno agganciato le ventose al paraurti della vettura) e la vetrata, circa un metro di lato, era saltata di netto. Via libera: i due avevano fatto irruzione nell'ufficio, armati di pistola. Gli impiegati, nella vicina sala dove si trovano gli sportelli, erano stati colti di sorpresa.
Il secondo colpo il 15 settembre dello stesso anno alla Banca di Cividale. Un rapinatore solitario era entrato dalla finestra del bagno dopo aver tagliato e forzato una finestra, pistola in pugno si era fatto consegnare circa 40 mila euro. Era fuggito poi in bicicletta, con due complici che lo attendevano fuori della banca.
Il 31 ottobre il colpo da 50mila euro era stato effettuato alla filiale della Cassa di risparmio di Gorizia di via 9 giugno con la stessa tecnica usata alla Banca di Cividale: due uomini, con addosso una tuta da lavoro e armati di pistole-giocattolo, erano entrati dalla finestra del bagno. Per intimorire il personale uno dei rapinatori aveva sparato in aria un colpo.
La quarta rapina era stata messa a segno a novembre ai danni della filiale di Friuladria di Staranzano.
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