Bandelli stoppa la corsa di Tondo

TRIESTE. «E adesso che nessuno venga a dire che ho fatto perdere il centrodestra. Tondo ha perso per demerito suo e a causa di una classe dirigente che ha portato la coalizione allo sfascio». Mantiene, tutto sommato, un’espressione serena, Franco Bandelli, candidato presidente di “Un’altra Regione”. Le urne lo rimandano a casa con quasi 13mila voti e un 2,4% in percentuale. Pochi, per le sue ambizioni, ma tantissimi per i suoi ex amici e soprattutto per Tondo, costretto a un defatigante testa a testa con la Serracchiani, laddove invece quel percento gli avrebbe aperto le porte della riconferma con fanfara in piazza Oberdan. Le espressioni, le ansie, le speranze, dentro e fuori l’aula di piazza Oberdan, stanno in diretto rapporto con le varie “appartenenze”. Di politici, ma anche di semplici impiegati più o meno “schierati”.
Quanto ha inciso la performance, per quanto minimale, di “Un’Altra Regione”? «Lasciamo stare le percentuali - annota Bandelli - e pensiamo a quello che è riuscita a fare la dirigenza del centrodestra nel Friuli Venezia Giulia. Solo limitandosi ai tempi recenti, ha perso a Trieste sia al Comune che alla Provincia, a Duino Aurisina, che non sarà una grande città ma era da tanto un baluardo del Pdl, e poi a Muggia due volte... Insomma, è il caso che incomincino a guardarsi in casa, più che prendersela con terze persone...E chiedo, e mi chiedo, quando a livello nazionale faranno mea culpa e si incomincerà a pensare all’ipotesi di mandare un commissario in regione».
Le facce livide e gli sguardi che raccoglie dagli ex alleati, nell’infuocato emiciclo del consiglio regionale, fanno capire comunque, meglio di tante parole, che il “tradimento” non sarà digerito. Ma lui professa entusiasmo e quello stesso ottimismo un po’ guascone di quando guidava la “Bavisela” e la politica era ancora una tentazione lontana.
«La verità, l’unica che mi interessa - incalza - è che Un’Altra Regione ha fatto la differenza e continuerà a farlo... A Trieste abbiamo mantenuto la posizione, confermato il nostro zoccolo duro, a Udine abbiamo fatto benino. I nostri “vulnus”, ma quello si sapeva, si chiamano Gorizia e Pordenone, ma su quello lavoreremo... Oltre a tutto quella maledetta scheda elettorale, con il doppio simbolo e l’obbligo del doppio voto ci ha indubbiamente penalizzato».
L’elevatissimo numero di schede nulle sembrerebbe sposarne la tesi, ma, errori a parte, l’esponente di Uar intende ripartire proprio da quel pacchetto di consensi raccolti trasversalmente sul territorio. «Quasi tredicimila non sono pochi - assicura - e stanno là ad intendere che chiunque voglia fare politica deve confrontarsi con noi».
Anche la Serracchiani? «Beh - sottolinea Bandelli - quello che va detto va detto: la candidata del centrosinistra ha dimostrato di essere una persona preparata, una persona che ha tutte le buone intenzioni di lavorare per questa regione e la attenderemo alla prova dei fatti. Inoltre - continua - avrà i nostri complimenti e auguri. Durante l’intera campagna elettorale è sempre stata corretta, e forse ha pagato anche questo suo modo di far politica innovativo...».
Un possibile alleato in più per Debora, sia pur ai margini dell’emiciclo del consiglio? Bandelli più che altro si definisce un osservatore. «Mi auguro - auspica in finale che continui nella sua opera con il medesimo spirito d’indipendenza dimostrato finora, senza farsi risucchiare dal sistema partitico. Mi aspetto grandi innovazioni nel mondo del lavoro e soprattutto in quello dell’edilizia, che ha promesso. Poi, ovviamente, la giudicheremo per quel che farà. Pur ricordandole fin da ora che il vero vincitore di questa consultazione, il primo partito è quello del non voto, ed è dato da mandare a memoria da subito...».
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