Bassa Poropat frena su Spadaro all’Irci: «Serve condivisione»

La presidente della Provincia: non perdere il lavoro comune sin qui svolto. Lacota (Istriani): fu Codarin a fare quel nome
Di Fabio Dorigo
Lasorte Trieste 12/02/11 - Padriciano, Centro Profughi, Commemorazione, Fiore Filippaz mostra la foto della sorella Marinella
Lasorte Trieste 12/02/11 - Padriciano, Centro Profughi, Commemorazione, Fiore Filippaz mostra la foto della sorella Marinella

“Stelio Spadaro presidente dell’Irci? No, grazie”. Come per il nucleare. Lo slogan verde è stato disseppellito dall’Unione degli Istriani. Ma è anche quello che adotta la Provincia per parlare dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata. La presidente Maria Teresa Bassa Poropat è prodiga di complimenti, ma solo come premessa: «Apprezzo e riconosco le competenze storiche, la serietà, l’equilibrio e la professionalità di Stelio Spadaro, qualità, lo ricordo, che hanno portato la Provincia di Trieste a nominarlo come proprio rappresentante all’interno del sodalizio».

Poi arriva l’affondo che è una bocciatura senza appello. «Ritengo tuttavia - spiega Maria Teresa Bassa Poropat - che la figura di presidente debba rappresentare l’intera comunità che si raccoglie e si riconosce all’interno dell’istituto, debba unire e interpretare le singole sensibilità che animano l’Istituto regionale. Per non perdere il comune percorso di condivisione da tempo avviato reputo dunque necessario che si giunga a una presidenza condivisa da tutti». Obiettivo difficile da centrare con il nome pesante di Spadaro. L’elezione del presidente dell’Irci è prevista per fine mese.

La presidente della Provincia si allinea dunque alla linea prudente del sindaco Roberto Cosolini, compagno di partito di Spadaro dai tempi del Pci. E così il professore, ex segretario prima del Pds e poi dei Ds, si deve accontentare delle nomination arrivate dal Pdl, quella del consigliere regionale Piero Camber e quella, più pesante, del senza tessera Renzo Codarin, ex presidente della Provincia e soprattutto al vertice da tempi immemorabili della Federazione che raggruppa le associazioni degli esuli.

I retroscena ormai si sprecano. Massimo Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, svela anche l’origine della candidatura “comunista” per la presidenza dell’Irci. A chi è venuta l’idea? Da non credere. A partorirla, a meno di ulteriori smentite, è stato proprio Codarin. E prima della sua nomina alla presidenza di EstEnergy. Quindi in tempi non sospetti. «La proposta di Spadaro - svela Lacota - venne preannunciata da Codarin come ipotesi in una riunione del consiglio di amministrazione di alcuni mesi fa ma non aveva trovato alcun consenso già tra i membri. Anzi, la cosa creò parecchi malumori con nette prese di distanza». Tanto che ora il presidente dell’Unione degli istriani restituisce con garbo la cortesia (che lui chiama con un eufemismo “forzatura”). «Spadaro alla guida dell’Irci? Codarin, che lo sostiene a tutta forza, lo proponesse alla presidenza dell’Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia Dalmazia), preso atto delle dimissioni di Lucio Toth, oppure del Cdm (Centro di documentazione multimediale della cultura istriana). Lì, certamente, l’ex segretario Ds sarebbe accolto a braccia aperte e costituirebbe senz’altro un valore aggiunto per le due associazioni». Impietoso. «La Federazione degli Esuli - precisa Lacota - rappresenta solo quattro delle sei associazioni riconosciute dal Governo italiano, essendo l’Unione degli Istriani e il Libero Comune di Pola usciti diversi anni fa proprio non riconoscendo Codarin come “degno” presidente dell’organismo unitario».

Il finale non è lieto. «Dev’essere molto chiaro che per l’Unione degli Istriani - conclude Lacota - Spadaro può rappresentare indubbiamente un valore nell’ambito di un apporto consultivo al lavoro scientifico dell’Irci, ma non certo il presidente di un organismo in cui siedono le varie associazioni degli esuli che lo hanno fondato e sostenuto sino a oggi. Una spaccatura ulteriore credo non la voglia nemmeno il diretto interessato».

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