Bellavite: «Abbiamo perso ma con onore»
Mosetti: «Sono stato punito dal voto disgiunto, la lista dell’Ulivo ha preso più voti di me»
GORIZIA
«Incredibile, è davvero incredibile. Siamo partiti un mese e mezzo fa senza soldi, senza un’organizzazione, senza una sede. E abbiamo superato la soglia del 20%. Non solo: abbiamo sfiorato di andare al ballottaggio». Ormai i dati non danno più appello: Ettore Romoli è eletto primo cittadino di Gorizia al primo turno. Eppure Andrea Bellavite, l’ex sacerdote che sognava di diventare sindaco con i voti di un arcobaleno di movimenti che partiva dai cattolici di base e arrivava fino a Rifondazione comunista, non perde il suo sorriso. Anzi: è lui che consola i tanti amici che lo abbracciano nell’atrio del municipio.
Sorride, Andrea Bellavite, e spiega: «In cuor mio temevo di andar sotto il 15%, sarebbe stata una grande delusione. E come massimo pensavo di poter solo sfiorare il 20%: se le cifre saranno confermate, l’ho superato e allora la soddisfazione è davvero grande al pensiero che un goriziano su cinque ha scelto il nostro progetto. Perchè noi abbiamo cercato di proporre un modo nuovo di fare politica, nel quale tutti coloro i quali si sono impegnati hanno offerto il loro contributo. Ecco, un goriziano su cinque ha approvato questa nostra proposta, la proposta di questa coalizione scassata nella quale c’era un solo partito organizzato. Non siamo riusciti ad andare al ballottaggio, ma abbiamo ottenuto un ottimo risultato: e allora sono contento soprattutto per quanti hanno lavorato con me».
Svela anche un piccolo dilemma personale, Andrea Bellavite: «Per la prima volta in vita mia non sapevo... per chi votare. Nelle liste che mi sostenevano c’erano talmente tante persone cui avrei voluto dare la preferenza!» (No, poi non lo dice quale nome ha scritto sulla scheda: resterà un piccolo segreto...). «Il risultato è stato senza dubbio al di sotto delle aspettative. Si è registrato il dato sintomatico che la lista dell’Ulivo ha preso più voti del sottoscritto. Significa che c’è stato un ricorso massiccio al voto disgiunto». Giulio Mosetti arriva tardi in municipio. Per l’intero pomeriggio il candidato dell’Ulivo ha preferito seguire l’andamento delle elezioni a casa sua. Lontano dalla bagarre e dagli avversari. Soltanto in serata fa capolino nell’atrio del Comune, accompagnato da Luigi Capogrosso Sansone e Marco Rota, entrambi della Margherita. Una rapida corsa al primo piano («Devo fare un’intervista televisiva») e l’appuntamento di ritrovarsi di lì a poco. Le dichiarazioni vengono rilasciate a risultato ancora non definitivo. «Se si andrà al ballottaggio - dichiara Mosetti - è chiaro che noi sosterremo il candidato di centrosinistra, ovvero Andrea Bellavite.
La nostra coalizione si ricompatterà». E se invece a vincere sarà Ettore Romoli? «Vorrà dire che faremo cinque anni all’opposizione. La nostra sarà un’azione responsabile e costruttiva: non faremo l’opposizione soltanto per il gusto di farla. Valuteremo i programmi e i progetti e se ci saranno gli spazi per trovare delle intese, lo faremo. Quello che conta è il bene della città». Un discorso sin troppo buonista. È difficile «leggere» i sentimenti di Mosetti. Chiaramente, la delusione la si riesce a leggere sul suo volto ma riesce a farsi forza. Ripete: «Il risultato è stato al di sotto aspettative, è inutile che ci nascondiamo dietro a un dito». Mosetti mastica amaro analizzando l’andamento dei voti: c’è stato un ricorso considerevole al voto disgiunto. Il che significa che molti elettori del centrosinistra hanno votato per Bellavite sindaco, sostenendo nel contempo un consigliere comunale dell’Ulivo. «Rese dei conti? No, non ce ne saranno. È chiaro che dobbiamo tenere conto del fatto che molti hanno fatto il voto disgiunto. Questa è la verità». Mosetti glissa su quest’argomento ma è chiaro che sarà l’argomento politico che terrà banco nei prossimi giorni.
g. b. fra. fa.
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