Bellavite: ricostruiamo il centrosinistra unito

«Poniamo la nostra proposta culturale al servizio anche della nuova amministrazione»
Andrea Bellavite il giorno dopo. È smaltita la delusione per non essere riuscito ad arrivare al ballottaggio? Beh, in effetti quando ho visto che c’era qualche possibilità di arrivare al ballottaggio un po’ mi ero illuso. Per cui al risultato finale non nego che in fondo un po’ di delusione ci sia stata. Mi dispiace soprattutto per la coalizione, perchè era fondata su persone splendide che hanno creduto fino in fondo alla possibilità di ottenere un risultato prestigioso. Sì, la delusione è smaltita anche se lunedì sera, lo ammetto, un po’ maluccio ci ero rimasto. C’è qualcosa che può rimproverarsi per come ha condotto la campagna elettorale? Assolutamente no. Credo onestamente che non potevamo muoverci meglio.


Con i mezzi a disposizione si è fatto il massimo. Allora cosa è mancato per tenere Romoli sotto il 50% Beh, ad esempio che le altre liste prendessero più voti. Tutti si aspettavano di più da Tuzzi. Ma anche dalla Gironcoli. E certamente dall’Ulivo: bastava che una di queste liste avesse l’1% in più ed era ballottaggio. È stata un’avventura lunga un mese e mezzo... ...ed è stata una bellissima avventura. Ho incontrato tantissima gente, ho conosciuto meglio la mia città scoprendone dei lati dal punto di vista umano straordinari. Penso alle migliaia di persone al servizio del prossimo nel silenzio, senza chiedere nulla a nessuno. E poi c’è stata questa amicizia all’interno della coalizione tra gente che da anni non faceva politica e che ha ritrovato il sorriso e la voglia di impegnarsi insieme a giovani motivatissimi per un’idea di politica gioiosa, piena di letizia, di idee, di proposte. E poi ho potuto dire ai goriziani quello che pensavo, che solo su un investimento enorme sulla cultura questa città potrà essere adeguata ad accogliere le grandi sfide dell’Europa e del mondo.


Come vede ora il futuro della sua coalizione? Beh, l’idea è ritrasformare l’intuizione del Forum da politica in grande proposta culturale. Torniamo a essere un movimento culturale che ha una sua espressione politica in Comune ma che ritorna a fare cultura di base. Anche al servizio della nuova amministrazione. Cosa invece non le è piaciuto della campagna elettorale? Intanto, l’inizio. Io avrei voluto fortemente un centrosinistra unito, e l’elettorato ha dato un segnale evidente che la proposta di riunirsi attorno a una figura al di fuori dei giochi delle segreterie era un’ipotesi che bisognava percorrere dopo la rinuncia di Brandolin. E invece il centrosinistra non ha fatto altro che bruciare un nome dopo l’altro: un peccato.


La colpa originaria è stata poi l’aver scaricato il sindaco Brancati con una vera e propria congiura di palazzo. Da questo sono derivati tutti i nostri problemi. Certo, Brancati ha fatto l’errore di non accettare le primarie, offrendo così un assist formidabile a questa vera e propria congiura di palazzo. Ma non si fa politica attraverso le congiure e l’elettorato lo ha capito e lo ha sottolineato. Nessuno però riconosce più i propri errori, anche se un’analisi seria del voto dovrebbe portare a un rinoscimento di responsabilità. Ora è urgente ricostruire un centrosinistra unito: l’elettorato ha mostrato che la democrazia rappresentativa dei partiti non può essere disgiunta dalla democrazia partecipata della base.


Quanto infine le hanno pesato gli attacchi personali sulla sua scelta di lasciare il sacerdozio? In effetti mi sarei aspettato più dialogo politico sulle idee e sulle prospettive che portavo avanti. E invece nel dibattuto mediatico a me sembra che tutto si sia concentrato nei miei confronti sulla critica alle mie scelte personali. Questo è stato un grande impoverimento della politica. Nessuno della mia coalizione si è mai permesso di chiedere conto al sindaco delle sue scelte di vita personali. Per cui mi è dispiaciuto che tutta la critica nei miei cofronti si sia ridotta a un’interfereneza sistematica su scelte esistenziali che ritengo non debbano essere giudicate bensì rispettate. Ma mi sono anche molto divertito: ho sentito attribuirmi tutte le esperienze possibili e immaginabili, così assurde che non potevano non suscitare ilarità.

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