«Beni da recuperare sul modello inglese»

Come fare a rispondere al bisogno di casa (possibilmente a prezzi sovvenzionati) ed il contenimento dei costi? Recuperare i patrimoni dismessi è proprio una delle soluzioni indicate dall’ingegnere Maurizio Milan, collaboratore di architetti di fama internazionale e di Renzo Piano. A Trieste, come mostra la lista di immobili comunali inutilizzati o inutilizzabili, tante sarebbero le aree di intervento. I soldi a disposizione, però, sono sempre meno: è necessario trovare un modo di “fare le nozze con i fichi secchi”.
«In Italia si costruisce a mille e si rivende a cinquemila: la casa dovrebbe andare sul mercato al vero valore del bene, e con il patrimonio dismesso questo è possibile», commenta il docente accademico veneziano che ben conosce Trieste, avendo lavorato con il senatore a vita al progetto di Portopiccolo Sistiana. «In fase costruttiva si può incentivare il completamento delle case da parte degli inquilini: la casa viene consegnata a uno stadio avanzato di costruzione, quasi da rustico, e ad un prezzo inferiore. Subentra poi l’auto-costruzione dei giovani, che si possono organizzare in piccole imprese. Questo aumenterebbe il numero di start-up e permetterebbe loro di imparare delle tipologie di mestiere che si stanno perdendo». Milan cita l’esperienza delle HLM francesi dove questo modello già si applica. L’ingegnere è anche tutor del progetto G124, il gruppo di lavoro di Renzo Piano per progettare la riqualificazione delle periferie delle città italiane.
L’utilizzo della manodopera fornita dai migranti per ristrutturare gli edifici fatiscenti è un’altra pratica virtuosa. «Dipende sempre dalla visione politica, ma l’esperienza di Verona dove c’è un sindaco leghista che ha aperto le porte all’immigrazione a patto che i soggetti lavorassero funziona bene: si riduce la delinquenza e si alimenta la convivenza sociale». In generale, quando si ha a che fare con un patrimonio immobiliare inutilizzato, secondo l’ingegnere bisogna «domandarsi perché questi stabili sono sfitti o liberi. Sono privati? Non c’è richiesta? E se non c’è richiesta, perché? Solo dopo aver ragionato sulle cause si possono considerare i singoli casi, vedendo quanto conviene operare edificio per edificio. Ce ne sono alcuni che sono arrivati a fine vita ed è inutile pensare di riqualificarli».
Puntare sulle concessioni di valore, ovvero accordare l’immobile ad un privato affinché lo possa valorizzare pur mantenendone la proprietà, sarebbe in quest’ottica fondamentale. Si potrebbe, riflette Milan, mutuare l’esempio inglese dove il terreno è un bene della Corona che ne permette però l’utilizzo a tempo (modello leasehold, in cui viene concesso il diritto di superficie per 99 anni). «In questo caso va definito bene il ruolo del detentore del patrimonio e quello dell’utilizzatore. I meccanismi esistono già, si tratta di volerli utilizzare. Ma prima è fondamentale cercare di capire cosa richiede la società. Il problema, in questo caso, è il dialogo tra pubblico e privato», conclude Milan. «L’amministrazione pubblica deve sentire cosa vuole il cittadino: è una struttura di servizio, e il servizio deve essere mirato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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