Bilancio comunale, a Trieste da tagliare 10 milioni in 20 giorni o crescerà l’Imu

L’aliquota della tassa sulla casa va definita entro il 23 aprile L'assessore Montesano: «Nulla di deciso, ma non ci sono altre leve»
Foto Bruni 05.01.13 Mikez e Jakez:a S.Giusto e sul municipio di piazza Unità
Foto Bruni 05.01.13 Mikez e Jakez:a S.Giusto e sul municipio di piazza Unità

Non ne hanno neanche parlato, non è affatto sicuro, non è una decisione, nemmeno informe. E quasi non bisognerebbe neanche dirlo. Ma nelle cose, anche in quelle più terribilmente complesse com’è ancora oggi la definizione del bilancio comunale, un amministratore, e tecnico dell’economia, non può esimersi dal vedere dove porta la logica impervia dei numeri. Al Comune di Trieste, tagliato oltre il 4% delle spese, e anche incamerati i dividendi AcegasAps-Hera, mancano adesso 10 milioni per scrivere un documento di previsione 2013 a pareggio. E il pareggio è obbligatorio. Se non saranno assorbiti, l’unica strada per “chiudere” sarà la revisione al rialzo - pur con tutte le cautele per categorie e tipologie - dell’Imu, la tassa sulla casa. Decisione molto imminente. Le aliquote devono essere stabilite entro il 23 aprile.

«È solo un ragionamento di logica - avverte il “nuovo” assessore al Bilancio, Matteo Montesano -, non è in alcun modo un’anticipazione, ma si sa che i Comuni hanno una sola leva da poter muovere, ed è questa».

Lo sblocco del patto di stabilità, cioé il permesso di spendere alla voce investimenti specialmente per pagare lavori pubblici già realizzati, manderà sul Friuli Venezia Giulia 115 milioni di euro provenienti dalla Regione (se autorizzata dal governo: Tondo, dopo l’approvazione ieri del provvedimento, votato all’unanimità alla Camnera e al Senato, ha chiesto un incontro al ministro dell’Economia Vittorio Grilli). «Entro il 31 marzo la Regione avrebbe dovuto deliberare le quote spettanti a ogni Comune - dice Montesano -, e anche con criteri più adeguati rispetto alle prime decisioni: non privilegiando i Comuni più “virtuosi”, il che sarebbe stato un beneficio al contrario che avrebbe portato più soldi a chi meno ne ha bisogno, ma secondo una graduatoria che tiene conto del volume di “stato avanzamento dei lavori”. Cioè soppesando la dimensione della spesa in conto capitale dei Comuni». Ma la Regione, in attesa del decreto sul patto di stabilità nazionale, la delibera non l’ha ancora fatta.

Quanto riceverà Trieste perciò ancora non si sa. Ma qualunque sia la cifra, sarà solo per pagare conti vecchi, o per “investimenti”, non già per la spesa corrente, quella di funzionamento, alla quale continueranno a mancare i 10 milioni. L’orologio però, quando la Regione darà il verdetto, comincerà a segnare il tempo: 60 giorni (fine maggio-inizio giugno?) per chiudere il bilancio 2013. Si sarà risparmiato, e su che cosa? Si saranno trovate altre fonti di finanziamento?

«Il bilancio soffre - riepiloga Montesano - a causa della riduzione dei trasferimenti regionali ordinari che segnano -16 milioni rispetto al 2012 (il 25% in meno, un quarto del nostro introito). E 1,2 milioni in meno, sempre dalla Regione che ha azzerato i fondi, per gli asili. Ci vengono inoltre a mancare ulteriori 5 milioni sulla spesa corrente perché una modifica normativa non consente più di usare in questo capitolo né l’avanzo di amministrazione, né i ricavi da concessioni edilizie (queste ultime potranno andare solo a investimenti). Lo scopo della legge è duplice - afferma l’assessore -, da un lato impedire che i bilanci siano scritti sulla base di entrate non certe, e variabili, e dall’altro riaffermare la politica di riduzione della spesa».

Sommata questa lista, e calcolati anche gli annuali aumenti Istat che calano su tutti i contratti, il “rosso” totale si era come si sa manifestato a 24 milioni. Taglia e cuci, il sindaco s’era lamentato con gli assessorati perché non erano riusciti a diminuire le spese oltre il 4,2% (il 7% abbondante le Politiche sociali), avevano però portato il mancante a 13 milioni. Nel frattempo è stato incamerato il dividendo AcegasAps-Hera, «un po’ più alto dello scorso anno - dice Montesano -, pari a quasi 6,5 milioni». Messi subito a partita. Il risultato adesso sono questi 10 milioni che non si sa da dove recuperare.

«Faremo ancora analisi per ulteriormente limare la spesa - assicura l’assessore -, ma se resterà un residuo da coprire, bisognerà pensare all’Imu. Va di logica. Per i Comuni è l’unica entrata “corrente” su cui hanno possibilità di agire. La Tares serve a pagare solo il servizio rifiuti: se anche agissimo su quella (e non lo faremo) non un euro andrebbe alle casse comunali». Il guaio è che il tempo stringe: le aliquote Imu sono appunto a calendario fra meno di 20 giorni. Risparmiare 10 milioni in 20 giorni significa trovare un taglio da 500 mila euro al dì, un po’ tanto per tutti.

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