«Bimbi esclusi? Pago il bus Vadano negli altri comuni»

Monfalcone non farà passi indietro sul tetto posto alla presenza di bambini stranieri nelle sue scuole, la cui applicazione, abbinata all’attuale capacità di accoglienza delle materne, lascerà fuori dai plessi dell’infanzia 79 bambini non italiani. Lo ha chiarito ieri il sindaco Anna Cisint, replicando anche al segretario regionale della Cgil Funzione pubblica Adriano Zonta, ma ribadendo anche l’impegno del Comune a pagare i trasporti verso i comuni del Basso Isontino nelle cui materne i genitori trovassero un posto per i loro bambini. «Confermo di ritenere fondamentale che i bambini di origine straniera frequentino la scuola dell’infanzia – spiega il sindaco – per potere così affrontare al meglio l’ingresso nella scuola dell’obbligo. Confermo però anche che per garantire un’adeguata offerta formativa a tutti i bambini le classi vanno riequilibrate. Quello cui tendiamo è la soglia del 30% della presenza di studenti stranieri, anche nella scuola dell’obbligo, primarie e medie». Dove al momento, come ha precisato Cisint, non esiste comunque il problema dello “sforamento” del tetto del 45% previsto per l’anno scolastico 2018-2019 dal Patto per il sistema scolastico monfalconese sottoscritto dall’amministrazione comunale il 15 giugno con i dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi Giacich e Randaccio.
«Per quanto mi riguarda non ritengo che una classe formata solo da bambini bengalesi, come è accaduto in questi anni, favorisca l’apprendimento e l’inserimento nel nostro Paese», ribadisce Cisint, che è tornata a chiamare in causa non solo Fincantieri, ritenuta principale motore dell’immigrazione straniera in città e degli impatti conseguenti, ma anche il resto del territorio. «Che gravita su Monfalcone per il lavoro e che, quindi, deve partecipare a un ragionamento complessivo sul sistema scolastico – sottolinea –, come abbiamo già sollecitato attraverso l’Ufficio scolastico provinciale. Anche se nel mandamento esistono classi sottonumero, non si è però presa in considerazione la nostra proposta di accogliere dei bambini da Monfalcone».
L’amministrazione comunale, come confermato anche dall’assessore all’Istruzione Antonio Garritani, ha in ogni caso già aperto un dialogo e avrà un incontro con l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen, dopo averlo avuto con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Igor Giacomini. «La Regione come il governo nazionale sono due soggetti fondamentali per affrontare i nodi del sistema scolastico monfalconese e sono stati assenti per anni», sostiene il sindaco, indicando tra i “nodi” anche l’alta presenza di alunni di religione islamica. «Rende più complessa la situazione – afferma –, anche perché molti di questi bambini e ragazzi tendono a scegliere i loro doposcuola». Che potrebbero assumere ora anche la forma di una scuola dell’infanzia gestita dalla comunità a fronte del numero di bambini non entrati nelle materne statali? È un aspetto che potrebbe essere sollevato nella riunione delle commissioni Cultura e Controllo dell’ente richiesta con urgenza dal consigliere comunale dem Fabio Del Bello. La domanda è stata inoltrata ieri anche al presidente del Consiglio comunale Paolo Bearzi, ai presidenti delle altre commissioni e ai capigruppo consiliari. «Non intendo per ora fare polemica, ma mettere a disposizione la mia esperienza per la soluzione positiva dei nodi presenti sul tappeto», chiarisce Del Bello, per 13 anni assessore all’Istruzione a Monfalcone, nella richiesta di convocazione delle commissioni. La presidente della sesta commissione consiliare, deputata al controllo, Annamaria Furfaro, chiarisce di essere già intenzionata a riunire in modo urgente l’organismo con la presenza di sindacati e alcuni assessori regionali. «Ricordo che il nostro sindaco si è ufficialmente presa l’impegno di gestire in modo equilibrato questa difficile situazione – rileva Furfaro –, assicurando un completo percorso di acquisizione della lingua e di integrazione. In questo progetto Monfalcone non può essere lasciata sola».
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