Blasig e Fasola: «Via Sgarlata, la guida vada a un competente»

Le dimissioni del presidente dell'Azienda speciale porto di Monfalcone e una nuova governance guidata da un soggetto di comprovata esperienza e qualificazione. A chiederle, in una mozione, Luigi...

Le dimissioni del presidente dell'Azienda speciale porto di Monfalcone e una nuova governance guidata da un soggetto di comprovata esperienza e qualificazione. A chiederle, in una mozione, Luigi Blasig e Gianpiero Fasola del gruppo consiliare Cambiamo Monfalcone dopo le vicende e gli scandali che rischiano di paralizzare lo scalo. Nella nota Blasig e Fasola sostengono che «considerate le incertezze che gravano sul futuro dell'attività portuale di Monfalcone e l'assenza di una chiara strategia di sviluppo e delle alleanze», viste le «affermazioni dei portatori di interesse sulle occasioni che sono state perse e tenuto conto dell'importanza che rivestono le attività economiche in grado di creare lavoro, generare reddito ed indurre sviluppo», considerato che «negli ultimi anni le potenzialità di sviluppo del porto, e dell'area di Monfalcone, siano state più oggetto di chiacchiere da convegni», valutano che «sia giunto il momento per ripensare al ruolo della città nell'isontino e nella regione, adeguando le strutture di governo delle attività economiche alle mutate esigenze del contesto internazionale».

I due consiglieri chiedono «Le dimissioni dell'attuale Presidente dell'Aspm, Emilio Sgarlata e, in attesa della definizione di una "governance" del sistema portuale, l'avvio delle procedure per pervenire alla nomina di un presidente, identificato tra persone di comprovata esperienza e di chiara qualificazione professionale nel settore dell'economia dei trasporti, libero dai condizionamenti che hanno sin qui impedito il raggiungimento degli obiettivi attesi, in grado di definire una strategia di valorizzazione del porto di Monfalcone e di guidare questa importante infrastruttura verso una crescita coerente con le potenzialità, da troppi lustri enunciate da tutti ma inespresse».

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