Boccata d’ossigeno per il “Tre Maggio” ritirati pignoramenti da 6 milioni di euro

È la vigilia di una giornata decisiva per il cantiere navale Tre Maggio con i suoi 850 addetti. Domani è in programma al Tribunale commerciale di Fiume la settima udienza prefallimentare in cui la giudice Ljiljana Ugrin dovrà prendere una decisione chiave, in un senso o nell'altro: sottoporre il cantiere alla procedura fallimentare o lanciare un altro salvagente, ipotesi quest'ultima ovviamente auspicata dal direttore generale dello stabilimento di Cantrida, Edi Kucan. «Ci sono argomenti forti che potrebbero convincere la giudice Ugrin a credere in noi e a evitare il fallimento - ha detto Kucan – io e il mio team siamo impegnati in colloqui con subappaltatori e fornitori per arrivare allo sblocco del conto bancario del Tre Maggio. Lo scongelamento ci permetterebbe di riprendere la produzione, completando le due navi presenti nei nostri scali. Gli armatori che le hanno commissionate si sono detti pronti ad attendere ancora, dimostrandoci fiducia».
La novità positiva è che alcuni creditori negli ultimi giorni hanno rinunciato alla richiesta di pignoramenti nei riguardi del Tre Maggio per un totale di 50 milioni di kune, circa 6,7 milioni di euro, così da poter vedere sbloccato il conto bancario. La speranza ora è che altri creditori imitino questo passo, ha commentato il presidente del Comitato sindacale del Tre Maggio, Juraj Šoljić: «Sono in corso le operazioni per lo scongelamento del conto del cantiere. Dato che il fallimento è dietro l'angolo – ha sostenuto Šoljić – mi appello agli altri creditori a ritirare i pignoramenti per poter dare un futuro al Tre Maggio. La situazione è molto grave, ma ci sono spiragli di speranza che potrebbero farci tornare a galla. Va poi considerato che secondo gli esperti un 'eventuale fallimento rappresenterebbe un danno assai pesante per i creditori, che all’opposto trarrebbero giovamento da un riavvio della produzione». Secondo Šoljić «il Tre Maggio ha le risorse per ripartire e dare lavoro a centinaia di operai, così come all’indotto. Sarebbe profondamente ingiusto che il cantiere pagasse con la liquidazione gli errori commessi dalla proprietà, il gruppo polesano Scoglio Olivi».
Intanto è stato confermato che un corposo numero di operai fiumani è impegnato nello stabilimento di Cantrida a realizzare una commessa (sezioni navali, circa 400 tonnellate d'acciaio) ordinata da un cooperante della triestina Fincantieri. Il tutto mentre l’ultimo stipendio è stato corrisposto agli operai lo scorso dicembre. «I nostri lavoratori stanno confermando bravura e spirito di sacrificio. Non ricevono il salario da oltre sei mesi, eppure non hanno battuto ciglio nell'accettare la commessa: uno stabilimento simile merita un futuro», ha concluso il presidente del Comitato sindacale. Ora la parola passa al Tribunale e ai creditori che non hanno ancora rinunciato ai pignoramenti a carico del cantiere. —
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