BORSE: PREVISIONI IMPOSSIBILI

Molti pensano che la rapida decisione, venerdì scorso, del Federal Reserve Board di ridurre il tasso di interesse per il finanziamento diretto alle banche e la conseguente ripresa dei corsi azionari siano il momento terminale di una crisi passeggera. Non si può escludere abbiano temporaneamente ragione nel senso che il peggio è passato e le autorità monetarie in tutto il mondo hanno evitato un avvitamento pericoloso. Resta il fatto, come sottolineava un editoriale del Financial Times sabato, che, se il valore delle azioni americane a 15 volte gli utili può sembrare ragionevole, sono i profitti a essere eccezionalmente elevati e con ogni probabilità non destinati a permanere. Soprattutto se si considera che, prima o poi, la concorrenza dei nuovi Paesi non si limiterà a scarpe e giocattoli! Anche gli immobili, sosteneva la stessa autorevole fonte, sono cari in rapporto all'esperienza storica. Tuttavia con l'economia mondiale in buona forma, grazie soprattutto ai Paesi asiatici, ogni previsione sul tempo di un sostanziale riassestamento, oltre ad essere pericolosa, non può che essere sbagliata.


Quale che possa essere l'andamento dei mercati finanziari nel prossimo avvenire, gli avvenimenti dell'ultimo periodo hanno messo in luce che c'è qualcosa di sbagliato nel loro funzionamento. E non si tratta solo delle recenti scoperte, sia negli Stati Uniti sia a Londra, di quanto diffuso sia lo "insider trading" che consente lauti guadagni a persone che hanno conoscenza anticipata, a motivo della loro professione, di notizie che avranno ripercussioni sui valori di titoli azionari.


Questi sono fatti che incidono sulla fiducia dei risparmiatori che ne vengano a conoscenza. Dato che nei Paesi anglosassoni, ove i mezzi di comunicazione divulgano molto queste notizie e i risparmi personali sono vicini a zero, le conseguenze possono essere limitate.


Il problema sta, invece, nei mutamenti che negli ultimi anni, grosso modo una ventina, hanno avuto luogo. In particolare nuovi soggetti - gli ormai famosi
hedge funds,
ma non solo - sono apparsi sulla scena e operazioni di cartolarizzazione si sono diffuse. In questo modo le banche, potendo cedere i crediti concessi, sono diventate meno responsabili. Grazie a questi nuovi strumenti, si diceva sino a poco tempo addietro, i rischi venivano distribuiti su un numero più ampio di qualificati investitori e, quindi, il sistema nel suo complesso ne traeva beneficio.


Se non che l'inventiva dei nuovi arrivati e l'accresciuta capacità di fare credito delle banche ha dato vita a strumenti di tutti i tipi in cui, per guadagnare su margini limitati, il capitale proprio è solo una piccola parte di quello impiegato. Ne è derivato che sono sul mercato fondi o titoli rappresentativi il cui preciso contenuto, e di conseguenza il rischio, non sono ben conosciuti. È stata sufficiente la difficoltà degli ormai famosi mutui
subprime
americani per incentivare vendite che non trovavano acquirenti e i mercati, non fosse stato per il pronto intervento delle banche centrali, sarebbero andati in profonda crisi.


Come se non bastasse i nuovi soggetti (che spesso sono nuovi sino ad un certo punto perché emanazione di prestigiose banche d'affari come Goldman Sachs) sono arrivati a rappresentare il 70% delle operazioni di compravendita di titoli a Wall Street spesso usando il computer e sofisticati modelli matematici che si basano su comportamenti del passato e trovano relazioni tra gli andamenti dei diversi titoli. Quando la psicosi o le necessità sono mutate gli errori sono diventati grandi, anche se - non essendo gli
hedge funds
quotati e non essendoci obblighi di trasparenza- nessuno ne conosce l'esatta entità. Si sa solo che gli istituti di credito sono divenuti più prudenti; in qualche caso troppo. Gli interventi ex-post delle banche centrali, sia immissioni di liquidità, sia ribassi nei tassi, possono evitare crisi gravi, non i problemi. Soprattutto rischiano di non punire chi ha troppo osato per amor di lucro.


Sarkozy forse cerca solo visibilità chiedendo un G7 speciale per affrontare questi problemi, ma una riflessione sui pericoli che le innovazioni degli ultimi anni rischiano di procurare e nuove regole sono una necessità cui non ci si può sottrarre.

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