Braccio di ferro per il Porto L’Authority vuole la tregua

«Ci presenteremo domani (oggi ndr) al tavolo dell’Autorità di sistema che ringraziamo perché sta dando una mano al porto di Monfalcone. E parteciperemo con la volontà di essere collaborativi e aperti». Carlo Merli, amministratore delegato della MarterNeri non aggiunge altri commenti dopo le tensioni di martedì pomeriggio in porto quando due suoi gruisti provenienti da Livorno, che avrebbero dovuto fare solo da tutor per il personale, sono saliti a bordo di una nave, la Saga Wind e si sono messi in azione per le operazioni di scarico della cellulosa. Sotto bordo si è radunato un picchetto di lavoratori, 30-40 persone dell’impresa concorrente, la Compagnia portuale, assieme a un gruppo dei 52 lavoratori dell’articolo 17 (l’impresa Alto Adriatico) chiamati dalla stessa MarterNeri per le operazioni di sbarco e imbarco.
La tensione è salita alle stelle ed è intervenuta l’Autorità di sistema, con il segretario generale Mario Sommariva accompagnato da un dirigente, Franco Giannelli, che ha sospeso le operazioni e assieme al sindacato (la Filt Cgil presente con il segretario Saša Čulev che rappresentava anche Filt-Cisl e Uiltrasporti) ha convocato un tavolo d’urgenza per comporre la situazione. Poco dopo, raggiunta la tregua, MarterNeri ha fatto scendere i due gruisti livornesi, si è tornati a una situazione di legalità (i due specializzati non sono registrati a Monfalcone) e le operazioni sono riprese dopo le 16. La Saga Wind, battente bandiera di Hong Kong, era giunta da Napoli con il carico di cellulosa, era ormeggiata tra gli accosti 7 e 8 e doveva poi ripartire, dopo le operazioni di sbarco, per la Turchia.
Questa mattina il tavolo a cui parteciperanno sia la MarterNeri che la Compagnia portuale (Cpm). A fare da garanti oltre all’Autorità di sistema ci saranno anche i sindacati. Due le strade, per mantenere la tregua, individuate dal segretario Sommariva. La prima è che vengano rinegoziate le condizioni tra le due imprese che fino a pochi mesi fa lavoravano assieme. Cpm di solito fa le operazioni di sbarco e imbarco sulla banchina con i suoi portuali. MarterNeri si occupa dei traffici e dei magazzini.
La seconda ipotesi è che un gruppo di lavoratori, della Cpm oltre che quelli dell’impresa Alto Adriatico che lo fanno di solito per legge (articolo 17) si mettano a disposizione in “distacco” per un mese, a beneficio di tutte le imprese, fino a quando non ci sarà il nuovo assetto delle concessioni.
E proprio il nodo delle concessioni e del riordino, dopo anni di problemi e di far-west, imposto come immediata priorità dell’Autorità di sistema non appena ricevuta la gestione dello scalo di Monfalcone, ha fatto da detonatore in un porto dove le tensioni stavano montando. Questo anche per il complicato periodo della pandemia, le difficoltà economiche e il calo dei traffici. Sullo sfondo, come hanno spiegato bene il segretario Filt-Cgil Čulev, ma anche lo stesso segretario Sommariva, la guerra di posizione tra Cpm e MarterNeri. Due gruppi che per un breve attimo avevano iniziato a trattare per fondersi. Ma poi la trattativa è saltata. Da un lato Cpm impresa portuale a tutto tondo che opera in banchina e che da sempre lavorava per MarterNeri, dall’altro l’azienda logistica che per ottenere le nuove concessioni, per lavorare per conto suo, è costretta ad ampliare l’organico e dotandosi delle professionalità che le mancano a Monfalcone (ma che possiede molto forti a Livorno). Un clima infiammabile che ha fatto esplodere la protesta. –
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