Brucia il Carso della Grande Guerra salvati i cippi Corridoni e della Sassari

L’incendio (non si esclude il dolo) ha divorato tre ettari di vegetazione. Una quarantina di uomini all’opera e l’elicottero
Bumbaca Gorizia 24_07_2019 Incendio sul Carso tra Cippo Corridoni e Cippo Brigata Sassari © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 24_07_2019 Incendio sul Carso tra Cippo Corridoni e Cippo Brigata Sassari © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Brucia il Carso, brucia il cuore della Grande Guerra. E soltanto un eccezionale dispiegamento di forze ha sottratto alle fiamme due simboli della memoria come il cippo Corridoni e quello dedicato alla Brigata Sassari. Sono state più complicate del previsto le operazioni di spegnimento e bonifica dell’incendio che nel primo pomeriggio di ieri si è sviluppato tra Sagrado e Polazzo, a San Martino del Carso, lungo il sentiero che dalla Salita di Gretta si addentra nella vegetazione fino al cippo dedicato alla memoria di Filippo Corridoni, mandando in cenere circa 2,8 ettari di boscaglia. Il cippo, fortunatamente, non ha subito alcun danno, con il fuoco contenuto a un centinaio di metri dall’area del monumento. È anche la zona della trincea delle frasche e del cippo alla Brigata Sassari, anche questi illesi e ben più lontani dalle fiamme, anche se ovviamente raggiunti dalla nube di fumo e, per ogni evenienza, presidiati fino al rientro della fase più pericolosa dell’incendio. Ma la particolarità del terreno, che in quel fazzoletto è privo di sentieri che potessero aiutare i volontari ad avvicinarsi alle fiamme, unita al perenne rischio che si alzasse il vento, ha complicato non di poco le operazioni di spegnimento.

Dalla prima segnalazione, che ci comunicano essere avvenuta intorno alle 14.50, sono trascorse circa 2 ore e mezzo prima che la quarantina di pompieri e volontari intervenuti sul posto riuscissero a domare le fiamme, non senza l’aiuto fondamentale dell’elicottero della Protezione civile, che ha sganciato acqua sul Carso in continuazione grazie al vicinissimo punto di rifornimento, individuato all’incrocio con via Fornaci, a poche centinaia di metri dal sentiero Corridoni. Sentiero che, quasi a difendere il suo territorio, ha fatto da tagliafuoco impedendo che l’incendio si sviluppasse anche verso Doberdò.

Da capire le cause che hanno scatenato il rogo, anche se il personale intervenuto sul posto ha lasciato trapelare più di qualche timore sulla possibilità che l’origine sia dolosa, ricordando anche l’incendio che 15 giorni fa si è sviluppato in località Devetachi e gli altri numerosi episodi che ogni anno in estate colpiscono in Carso isontino, quasi sempre a bordo strada o nelle vicinanze dei sentieri. «Le cause sono sospette – spiega il funzionario del Corpo Forestale regionale, Antonio Capovilla – le fiamme sono partite in prossimità di un sentiero e c’è motivo di credere che l’incendio non sia stato accidentale. Quello di oggi è stato un intervento molto complicato perché le fiamme si sono sviluppate in un’area priva di accessi, per questo è stato fondamentale l’intervento dell’elicottero, senza il quale staremmo probabilmente ancora cercando di spegnere il fuoco». Ora ad attendere le squadre operative sul Carso c’è la parte più dura del lavoro, la bonifica. «Eseguendo il perimetro dell’incendio ho trovato diversi punti di potenziale riaccensione – spiega ancora Capovilla – soprattutto nella parte più alta dell’incendio. Prevedo che passeremo qui la notte e che saremo sul posto anche domani, per scongiurare che i focolai, anche alimentati dal vento, possano alimentare un nuovo incendio». —



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