Cade in bici lungo la propria corsia in via Carducci: spazi troppo stretti
GRADO. Una corsia ciclabile dell’Isola molto pericolosa è quella che corre a senso unico lungo via Carducci, con il traffico che arriva dal senso contrario ed una lunga fila di auto in sosta a restringere la carreggiata. Gli incidenti lungo questa strada sono stati davvero tanti e continuano ad esserci. Si sperava che, un anno fa, fosse reso pubblico e poi attuato il Piano urbano della mobilità sostenibile affidato dal Comune al Politecnico di Milano, ma al momento nessuna notizia ufficiale, anche se la presentazione – è stato annunciato in consiglio comunale – avverrà a breve. Rispetto ai tempi previsti siamo decisamente molto in ritardo. A proposito della corsia ciclabile di via Carducci, scrive Nevio Scaramuzza, attore cabarettista, scrittore di testi teatrali e autore di canzoni che presenta pure al Festival (ha trionfato anche a una recente edizione). Il perché è semplice: alcun giorni fa a cadere è stato proprio lui. «Credo – afferma – che solo l’isola di Grado sia una vera giungla urbana, stante un’inadeguata viabilità. Fino ad oggi non si sono trovate soluzioni definitive, forse per mancanza di coraggio. Il fenomeno del cicloturismo fa tendenza, ma molti di noi non conoscono la portata in termini di business».
Aggiunge che l’operatività della ciclovia Alpe Adria ha colto impreparati tutti, ma soprattutto fa riferimento all’incriminata via Carducci: «Cribbio sapete quanto flusso dei mezzi di locomozione si muove in via Carducci: bici e moto, auto e furgoni, pedoni e carrozzelle; insomma per i deboli e non, barriere pericolose. Ho voluto ascoltare persone nell’astanteria del Distretto sanitario gradese, oppure trovarmi presente ad assistere diversi incidenti a volte di estrema gravità». Scaramuzza parla quindi della necessità di ridurre e/o modificare i flussi antropici e meccanici, per mettere in sicurezza le vie cittadine utilizzate dai ciclisti e dai pedoni. Spiega anche il suo incidente: «La mia di caduta dalla bici è dovuta alla difficoltà di pedalare tra una strada trafficata, ognuno con le sue ragioni, ma dove la segnaletica delimita la pista solo con una pennellata di pittura gialla: non c’è spazio sufficiente per far transitare tutti gli attori». L’esito della caduta? «L’estenuante attesa (a Monfalcone), i raggi X, le radiografie, dicono che poteva andar peggio». Quindi conclude: «Ma vogliamo smetterla di farci del male? Qualcuno ha fatto il malocchio alla nostra stupenda Isola? Mi auguro che gli ospiti sappiano che noi vogliamo pace e serenità nella qualità della vita, per tutti. Se gli amministratori non sono in grado di amministrare facciano loro le valige».—
An. Bo.I
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