Dai produttori alle innovazioni, il mondo del caffè a Trieste: visitatori da 46 Paesi
Al via la dodicesima edizione di TriestEspressoExpo: presenti oltre 80 stand. Consalvo: «Traffico solido per il porto. Puntiamo alle 140 mila tonnellate movimentate»

C’è chi arriva direttamente dai Paesi produttori per presentare le proprie varietà, chi cerca nuovi clienti e chi mette in mostra macchinari, accessori e soluzioni per rendere più efficiente la filiera. Al Generali Convention Center del Porto Vecchio, Trieste torna a respirare l’atmosfera internazionale del caffè: è iniziata così la 12esima edizione di TriestEspressoExpo, il business event biennale che fino a domani riunirà gli operatori di un settore nel quale la città continua a rivendicare un ruolo centrale.
Gli oltre 80 stand raccontano di un comparto che va ben oltre la tazzina servita al banco. Dai produttori latinoamericani, arrivati per proporre direttamente i loro chicchi pregiati, passando per giovani marchi triveneti e italiani in generale, alle aziende di import-export, la fiera mette in scena un’intera filiera economica. Un mondo nel quale il gusto incontra la logistica e la tradizione deve misurarsi con nuove sfide ambientali e commerciali.

«Per tre giornate la città riconferma il proprio ruolo di capitale del caffè e di crocevia internazionale per l’intera coffee industry», sottolinea Antonio Paoletti, presidente della Cciaa Venezia Giulia, che organizza la manifestazione attraverso Aries, in co-organizzazione con il Comune e con diversi partner istituzionali e di settore.
I numeri confermano la vocazione internazionale dell’appuntamento, con visitatori provenienti da 46 Paesi e operatori con sedi in Brasile, Etiopia, Costa d’Avorio, Slovenia, Croazia, Malta, Polonia, Germania e Spagna, oltre al Salvador. Un mosaico di provenienze che si ritrova in una città il cui legame con il caffè è scritto nella storia del porto, nei magazzini, nelle torrefazioni e nella cultura quotidiana. Ed è proprio nei numeri del porto che la storia si fa attualità.
«I dati attestano la solidità del traffico del chicco – ha ricordato il presidente dell’Autorità Portuale dell’Adriatico orientale Marco Consalvo –: nel 2025, infatti, la movimentazione di caffè ha superato le 127.000 tonnellate, mentre nei primi 9 mesi del 2026 i volumi hanno già raggiunto le 108.000. Se l’andamento sarà confermato, l’anno potrebbe chiudersi sopra quota 140.000, il risultato più alto dal 2019». Ma dietro gli assaggi e le opportunità di business c’è anche una filiera sotto pressione. «I cambiamenti climatici – ha poi osservato Paoletti – hanno colpito i grandi Paesi produttori, mentre le criticità logistiche legate alle tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz si sommano all’aumento dei costi dell’energia e dei trasporti».
Criticità sottolineate anche dall’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, che ha ribadito come, nonostante le tensioni geopolitiche, la città confermi la propria centralità.
Per il vicesindaco di Trieste, Serena Tonel, la filiera rappresenta una risorsa importante per il territorio, con imprese sempre più attente anche alla sostenibilità energetica e ambientale, con progetti di cooperazione nelle comunità d’origine del caffè. Un tema condiviso anche dalla presidente dall’Associazione Caffè Trieste, Arianna Mingardi.
E mentre dopo il taglio del nastro il confronto si è spostato sul convegno dedicato alla filiera del caffè verde, il sottofondo dei due auditorium si è fatto sempre più intenso, grazie al vociare frutto delle relazioni fra i vari rappresentanti del settore, i veri protagonisti della manifestazione: a dimostrazione di come, dietro a ogni espresso, c’è una rete internazionale di persone, lavoro e trasporti.
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