Cala l’offerta di lavoro in Fvg, le associazioni di categoria: «Rallentamento fisiologico ma serve più formazione»

La frenata in Friuli Venezia Giulia che si delinea dai numeri analizzati dal report Excelsior-Unioncamere non sembra destare troppa preoccupazione tra le associazioni di categoria, anche se il pensiero comune è che serva un ulteriore salto di qualità nella formazione dei lavoratori per venire incontro alle richieste del mercato occupazionale.

«Questo è un rallentamento fisiologico, soprattutto se pensiamo ai numeri eccezionali che hanno caratterizzato il periodo post pandemia – riflette Gianluca Madriz, presidente regionale di Confcommercio –. Ci sono settori come i servizi che continuano ad andare bene, ma a soffrire un po’ di più è indubbiamente il commercio, che risente anche di dinamiche che vanno ben oltre il contesto regionale e che sta rallentando a livello internazionale. La richiesta di personale qualificato nel turismo e nella ristorazione è tuttora elevata, anche perché c’è sempre un turnover importante». «Per migliorare serve puntare ancora di più su una formazione che analizzi le mutevoli richieste del mercato e si possa adeguare a esse – sottolinea Madriz –. Solo così si può davvero venire incontro alle esigenze di chi cerca lavoro e creare delle risorse professionali che poi riescano a diventare patrimonio stabile di un’azienda».
«Per capire se questo andamento, che peraltro interessa molte altre regioni del Paese, si consoliderà è necessario aspettare che si concluda il trimestre – premette Giovanni Da Pozzo, presidente della Cciaa Pordenone-Udine –. Direi, comunque, che sono numeri che vanno contestualizzati, pensando anzitutto al fatto che il dato regionale della disoccupazione resta molto basso e che l’occupazione non si crea all’infinito, ma si raggiunge un limite fisiologico oltre il quale è difficile andare se non aumenta il numero delle imprese». «Il Friuli Venezia Giulia – rimarca Da Pozzo – resta un territorio in cui si può parlare di soddisfazione occupazionale. Peraltro, sappiamo ormai da una vita che molte imprese non trovano lavoratori con le skill di cui avrebbero bisogno e reperire qualifiche più alte sul mercato è molto difficile. Dall’analisi di Excelsior-Unioncamere abbiamo la conferma che l’occupazione maggiore la crea il mondo dei servizi e che il manifatturiero ha sempre meno interesse ad assumere». «L’occupazione più alta – aggiunge – la creano il mondo dei servizi e la componente del turismo, anche se sono contratti a tempo determinato. Da sottolineare, poi, il fatto che ci sono comunque tante assunzioni nelle imprese più piccole, segnale che il sistema economico della nostra regione funziona».
Per il vicepresidente nazionale dell’Ance Piero Petrucco, che ricopre anche la carica di presidente di Confindustria Udine, «non ci sono ragioni per preoccuparci, secondo noi questi numeri sono assolutamente fisiologici, dopo anni di costante crescita. Abbiamo ancora un tasso di occupazione che tocca il 70% e una disoccupazione non oltre il 4,7%. Insomma, un rallentamento del genere ci sta, non è nulla di allarmante perché il quadro generale è positivo. Quello che dovrebbe preoccupare è il continuo mismatch tra domanda e offerta e la riduzione della platea degli occupabili. Le aziende continuano a cercare figure professionali che poi non trovano sul mercato. La soluzione? Se ne parla tanto, ma dobbiamo davvero riuscire a fare un salto di qualità nella formazione, obiettivo che richiede un piano di lungo periodo e un cambiamento di mentalità culturale per quanto riguarda l’impostazione dell’istruzione tecnica».
«Dopo aver letto questi dati – afferma Alessandro Tollon, presidente di Confcommercio Federmoda Udine –, ho subito pensato a quello che ho visto in questo periodo anche nelle nostre località balneari dove non pochi ristoratori hanno deciso di chiudere prima la sera, rinunciando al secondo turno e, anche, a parte del guadagno». «Confrontandomi con i colleghi del mondo della moda – continua Tollon –, tanti titolari di negozi mi hanno detto che si sono abituati a lavorare il doppio e ad arrangiarsi, rinunciando ad assumere collaboratori. Il motivo? Da un lato si cerca di abbassare il più possibile le spese anche a costo di dover lavorare dalla mattina alla sera. Ma c’è anche un po’ di rassegnazione, nella convinzione che trovare lavoratori di buon livello qualitativo in settori come commercio e ristorazione, ad esempio, sia sempre più difficile. Come invertire il trend? Per prima cosa investire di più in formazione, facendo anche capire che si tratta di mestieri che possono dare soddisfazioni sia professionali che umane».
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