Calcestruzzi, a rischio 24 posti Impianto ancora “congelato”

Restano fermi i mezzi della ditta triestina a Romans: richiesta di riesame respinta dal giudice Possibili solo la manutenzione e l’attività di prelievo della ghiaia 

Il collegio giudicante del Tribunale del Riesame, presieduto da Barbara Gallo, ha confermato il sequestro preventivo sugli impianti (due tramogge e una vasca di scarico) della Calcestruzzi Trieste srl di Romans.

Il decreto sulla misura cautelare era stato emesso il 7 agosto dal gip Carlo Isidoro Colombo e trasmesso dal sostituto Valentina Bossi ai carabinieri del Noe, che l’avevano eseguito cinque giorni dopo. Rigettata, dunque, la richiesta di riesame avanzata da Pierluigi Fabbro, il legale dell’azienda dove trovano occupazione 24 lavoratori. L’impianto rimane di fatto “congelato”, pur se gli addetti al rientro dalle ferie hanno ripreso le mansioni a regime ridotto, occupandosi cioè delle manutenzione e del solo prelievo di ghiaia (esclusa la triturazione), cioè senza l’impiego dell’attrezzatura oggetto di provvedimento.

In sintesi, nell’ordinanza, il collegio giudicante rileva come non rientri nelle sue funzioni stabilire se il contestato impianto debba considerarsi una vasca di scarico non autorizzata, come sostenuto dalla Procura a seguito dell’apertura di un fascicolo, oppure, nelle tesi della Calcestruzzi, un «circuito virtuoso» in grado di ripulire la ghiaia estratta e riciclare l’acqua impiegata nei lavaggi. Punto, peraltro, nodale della questione. Tuttavia, in presenza del cosiddetto fumus giuridico, cioè la presunzione dell’esistenza di sufficienti presupposti, il sequestro va mantenuto. È stato rilevato, infatti, che l’azienda aveva pur richiesto autorizzazioni allo scarico, dunque non sarebbe da considerarsi un circuito chiuso, ad avviso dei magistrati. Inoltre alcune prescrizioni della Medicina del lavoro non si sono ottemperate e finché non lo saranno l’impianto, per i giudici, non può ritenersi conforme.

A questo punto, un ricorso in Cassazione richiederebbe almeno 6 mesi. Così, a fronte della preminente necessità della ripresa lavorativa, al fine di garantire l’occupazione a 24 famiglie, per l’avvocato Fabbro si prospetta una sola strada: la richiesta di incidente probatorio, per risolvere il nodo vasca.

Infatti, l’istanza sarà formalizzata al gip tra oggi e domani. «Ci sono le condizioni per disporlo, altrimenti si rischia di recare pregiudizio a questi lavoratori», afferma l’avvocato.

Un primo sequestro, ai fini probatori, era scattato già nel maggio 2019, quando i Noe lo avevano eseguito su un’area di 20 mila m² e su uno stoccaggio, ritenuto illecito, di 30 mila m³ di materiale per l’edilizia, rifiuto inerte depositato in zona con vincolo paesaggistico, prossima all’argine del Torre. Ma lo scorso agosto, al termine dell’attività investigativa, i sigilli sono stati apposti sugli impianti, sicché l’attività della Calcestruzzi, operativa a Romans e con una sede nel capoluogo regionale, da decenni impegnata nel ciclo del cemento, ma con autorizzazioni nella raccolta di rifiuti, si è in gran parte paralizzata. –





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