Camberiani ed ex An in via d’estinzione

TRIESTE. C’era una volta il centrodestra triestino. C’erano una volta i camberiani. E gli aennini, poi confluiti nel Pdl assieme agli ex forzisti. E c’era, un tempo, quel Popolo della libertà primo partito nel capoluogo regionale: un’era politica fa. Alle regionali del 2008 il Pdl, assorbendo Forza Italia e Alleanza nazionale, conquistò nella provincia triestina il 39,20% dei consensi. Piazzando così cinque consiglieri (i forzisti Maurizio Bucci, Piero Camber e Bruno Marini, gli aennini Alessia Rosolen e Piero Tononi) nell’aula di piazza Oberdan, all’interno della maggioranza di Renzo Tondo. Poi sono arrivati gli anni delle baruffe, dei divorzi, delle scissioni e degli scandali nazionali. Il Pdl ha perso i “finiani”, e con essi il leader locale Roberto Menia, e ha visto sbattere la porta Franco Bandelli, andato a creare proprio assieme a Rosolen la civica Un’Altra Trieste cresciuta sino ad allargarsi al territorio regionale con Un’Altra Regione. Avranno influito infine, certo, anche il dilagante sentimento dell’anti-politica e la bassissima affluenza alle urne. Fatto sta che alle regionali appena archiviate il Pdl a Trieste e provincia ha portato a casa uno striminzito 17,70%, con oltre 27.600 elettori in meno di cinque anni prima. Nel solo Comune capoluogo 18,06% (nel 2008 40,66%, per 35.684 voti contro i 10.951 raccolti invece fra domenica e lunedì). E anche sommando la civica di Tondo, Autonomia responsabile (al 12%), il crollo viene solo attutito. Una porzione di elettorato se l’è assicurata Un’Altra Regione, al 4,89% in provincia di Trieste: 3.484 voti. Quando Serracchiani ha superato Tondo per poco più di duemila.
La “fuga” dell’elettorato e lo sgretolamento del centrodestra a Trieste si riflettono in Consiglio: un solo triestino del Pdl eletto, il “listaiolo” ed ex Dc Bruno Marini, vicino a Camber sì ma con un suo autonomo bacino di voti nel mondo cattolico. Con lui, Roberto Dipiazza per Autonomia responsabile. Tutto qui. Di ex aennini triestini del Pdl neanche l’ombra. La Lega ha fatto a sua volta flop in provincia. I “finiani” erano spariti ben prima della tornata elettorale. E Un’Altra Regione non ha superato la soglia di sbarramento. Il centrodestra si lecca le ferite. Ma il leader locale del Pdl, re ormai senza corona (non è stato rieletto in Senato), Giulio Camber non pare sorpreso né deluso. «Abbiamo tenuto rispetto alle recenti politiche e alle comunali 2011 a Trieste. Il confronto con il 2008? Sì, 2001 odissea nello spazio... Ogni anno ne vale dieci in politica, è cambiato tutto». Perché, sentenzia Camber, «i paragoni si fanno con i test più vicini e le posizioni a Trieste sono state tenute». «Giudico soltanto una cosa - rileva -. Hanno avuto ragione “quelli della Seracchiani” che hanno continuato a dire negli ultimi giorni che sarebbero arrivati terzi...». Secondo Camber l’astensionismo penalizza in particolare il centrodestra: «È un discorso che sta facendo Berlusconi da vent’anni. E i fatti gli danno ragione ogni volta». Serve ricostruire ora? Come e partendo da dove? «Penso ci sia sempre da ricostruire, è un continuo. Se uno pensa di essere arrivato, si siede e prima o poi qualcuno gli infila uno spillo nella sedia svegliandolo... A volerlo fare - sottolinea Camber -, ci sarebbe tutto il tempo per lavorare». E se lo strappo con Bandelli fosse stato ricucito qualcosa sarebbe potuto cambiare? «Se mio nonno avesse avuto le ruote, sarebbe stato un tram... È stato un esito sotto gli occhi di tutti. Felicitazioni e condoglianze a tutti». Conclusione in pieno stile Giulio Camber.
«Questo risultato è la somma degli errori che si sono susseguiti nel tempo a partire dalle elezioni comunali del 2011, e con le uscite di scena di personaggi importanti come Menia e Antonione e anche come il senatore Camber, che hanno inciso sul consenso», è l’analisi di Sergio Dressi, anima missina, vicecoordinatore regionale del Pdl. «Paghiamo inoltre - si riaggancia alla più stretta attualità Dressi -, come Pdl triestino, il fatto che tre uscenti (Piero Camber, Bucci e Tononi, ndr) abbiano voluto fare un passo indietro per non mettere in difficoltà il partito». Il riferimento è all’indagine in corso sulle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, nella quale sono coinvolti i tre. «Poi, forse e chissà quando, magari vedremo che non sarebbe stato necessario - sospira Dressi -. A Udine e Pordenone sono rimasti in campo personaggi che hanno un largo consenso, i quali hanno trainato anche il partito. Mi riferisco a Ciriani e Riccardi. A Trieste sono mancate le figure di riferimento. Sbagli non imputabili al territorio, ma imposti in qualche modo da Roma». La scoppola suggerisce di riallacciare i dialoghi interrotti? «Con Menia e Fli? Dipende da loro e non da noi. Non ci hanno diviso, così come con Bandelli, le posizioni politiche. Ma nel caso di Menia la sua avversione in qualche modo insanabile verso Berlusconi. O l’irriconoscenza di Antonione che, invece di recitare il mea culpa per la sconfitta bruciante delle comunali, ha pensato di vendicarsi apppoggiando Serracchiani, mentre Franco (Bandelli, ndr) continua ad avere l’unico obiettivo non della distruzione del partito ma delle persone che lo guidano...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








