Camere penali, 2 giorni senza udienze

In un anno a Trieste quasi 5mila provvedimenti o atti formali dei giudici vengono recapitati senza che ne possano venire a conoscenza gli imputati. Che paradossalmente possono anche essere condannati a loro insaputa.
È questo il nocciolo della protesta degli avvocati aderenti all’Unione camere penali di Trieste che si concluderà oggi dopo due giorni di astensione delle udienze. Il nodo è quello della prassi sempre più frequente da parte della polizia giudiziaria di far eleggere agli indagati il domicilio presso gli stessi studi dei legali d’ufficio. Una procedura comoda per gli uffici, ma devastante per le persone coinvolte. Il cittadino indagato infatti perde così il diritto a ricevere tutti i successivi atti del procedimento a suo carico, con il rischio appunto di venir condannato, a sua insaputa, in contumacia.
E i numeri rappresentano l’entità del problema che non è di poco conto. Ogni difensore d’ufficio inserito nell’apposita lista che contiene 153 nomi, riceve in media non meno di una trentina di procedimenti all’anno. «Questo sistema danneggia irreparabilmente il diritto di difesa delle persone», ha detto il presidente della Camera penale Andrea Frassini. «È una situazione insostenibile», ha aggiunto il vice Guido Frabbretti nel corso di una conferenza stampa convocata per rendere pubbliche le ragioni degli avvocati. All'iniziativa ha aderito l'Unione delle Camere penali italiane evidenziando in una delibera votata per l'occasione che «l'istituto della difesa d'ufficio, in attesa di un'adeguata riforma, risulta già di per sé afflitto da evidenti criticità». (c.b.)
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