Canale Valentinis ridotto a pozza va ripulito da 10 mila cubi di terra

Il porticciolo Nazario Sauro sarà pure il punto più settentrionale del Mediterraneo, ma è ormai quasi inutilizzabile per mancanza di fondali adeguati. In buona parte dello specchio acqueo al termine del canale Valentinis i natanti possono ormai contare su 1 metro e mezzo d’acqua scarso. Il problema dell’interramento provocato dal deposito dei sedimenti trasportati dal canale Dottori interessa anche l’area antistante la banchina utilizzata dalla Guardia costiera, che in alcuni casi ha avuto difficoltà a utilizzare il proprio gommone, dopo che già da tempo i mezzi di maggiori dimensioni sono stati spostati al marina Hannibal. Le indagini batimetrie effettuate a inizio maggio dall’impresa specializzata Elmer di Venezia su incarico del Consorzio per lo sviluppo economico del Monfalconese, delegato dalla Regione a effettuare i lavori di ripristino dei fondali, hanno confermato la situazione rilevata cinque anni fa e quindi l’esigenza di movimentare circa 10 mila metri cubi di materiale per rendere fruibile il canale in sicurezza. I fanghi e la sabbia avrebbero potuto, sulla carta, essere semplicemente spostati all’interno del canale, andando a riempire le zone che possono contare su fondali anche di 7 metri. Come quella che in sostanza va dall’ormeggio dei rimorchiatori fino all’uscita del canale. Le analisi dell’Arpa nel 2016 hanno però classificato i sedimenti come non compatibili con l’ambiente circostante a causa della presenza di inquinanti chimici, come spiega l’ingegner Fabio Pocecco, responsabile dell’Ufficio tecnico e delle gare e contratti del Csem, affiancato dal presidente dell’ente Fabrizio Russo. I materiali, quindi, non potranno essere solo spostati all’interno del canale, ma dovranno essere dragati e conferiti a un impianto di trattamento per essere resi inerti e quindi diventare riutilizzabili (ad esempio nel comparto edilizio e dei lavori stradali). Il milione di euro che l’amministrazione regionale ha affiancato ai 700 mila euro già stanziati per l’intervento, ma non sufficienti a causa della presenza di inquinanti, dà garanzia di poter avviare l’intervento, con tutta probabilità all’inizio del prossimo anno. «Fortunatamente i rilievi, che era opportuno ripetere a distanza di cinque anni – afferma Pocecco –, hanno confermato la situazione preesistente. Si tratterà quindi di asportare circa 10 mila metri cubi di materiale per arrivare una profondità omogenea di meno 2,50 metri lungo tutto il canale, con una tolleranza di 20 centimetri, arrivando così a meno 2,70 metri».
Conclusa la fase delle indagini preliminari, escluso il problema di una bonifica bellica, il Csem ora avvierà la progettazione definitiva e lavorerà per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. L’obiettivo è quello di andare in gara entro le fine dell’anno in modo da avviare l’opera all’inizio del 2019 e concluderla nell’arco di un paio di mesi. Anche se è evidente che l’intervento dovrà coordinarsi con quello della Protezione civile regionale per il consolidamento della banchina, soggetta a un importante cedimento nel tratto verso la centrale termoelettrica e chiusa al transito di pedoni e due ruote ormai da mesi. Viste le dimensioni del Valentinis, sarà in ogni caso impiegata una draga di piccole dimensioni. I metri cubi dragati per giorno lavorativo potrebbero comunque essere 500, ma a incidere, come spiega il Csem, saranno i tempi di trasporto dei sedimenti nell’impianto di trattamento. Nel caso in cui non ci fossero intoppi, il porticciolo nell’estate del 2019 potrà tornare ad accogliere anche imbarcazioni delle dimensioni del Delfino verde e Monfalcone vedere ripartire collegamenti via mare con altre località costiere della regionale. (la.bl.)
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