Canoni, l’Ater incassa 400mila euro in più

Più di 5,5 milioni di incasso. Quattrocentomila euro in più rispetto all’anno passato. «Comunque vada, sarà un successo», direbbe Piero Chiambretti, autore di quello che è diventato un aforisma.
Il riferimento è a quanto incasserà l’Ater di Gorizia grazie ai canoni di locazione “riveduti e corretti” con l’introduzione dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Certo, ci saranno delle limature, verranno analizzati i casi di aumento più clamorosi, ci saranno dei correttivi ma la tendenza sostanziale è ad un aumento degli incassi.
Le proiezioni
di incasso
Stando ai documenti ufficiali dell’Ater, la previsione di entrata complessiva per l’anno 2017, al netto delle rideterminaziooni di canone in ipotesi di “diminuita capacità economica”, è stimata in 5 milioni 561mila 200 euro. Significa che saranno 400mila gli euro in cassa in più. Una cifra importante. Una cifra che consentirà di garantire più manutenzioni e di mantenere in buone condizioni il patrimonio dell’Ater. Da rammentare che l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale di Gorizia gestisce, in tutto l’Isontino, 4.608 alloggi così suddivisi: 4.141 sono di proprietà dello stesso ente; 435 appartengono ai Comuni disseminati nella provincia di Gorizia; 32 sono di proprietà di altri soggetti (nella fattispecie della Fincantieri). L’Azienda ha inoltre stipulato delle apposite convenzioni per la gestione degli alloggi di proprietà dei Comuni di Cormòns, Gradisca d’Isonzo, Grado, Monfalcone e Ronchi dei Legionari.
La suddivisione
in fasce
Ma entriamo nel merito delle tre fasce (A, B e C) che riguardano i canoni di locazione di edilizia sovvenzionata. Sempre secondo le documentazioni fornite dall’Ater, nel segmento A con Isee fino a 10mila euro rientra la maggior parte degli assegnatari, vale a dire il 54 per cento del totale. In questo caso il canone medio mensile è di 72 euro fino a una massimo di 100.
Il segmento B va da 10.001 a 33.334 euro (come emerge anche dal grafico in alto) e qui ci sono quasi tutti gli altri inquilini, cioé il 44%: il canone medio, in questi casi, è di 180 euro fino a un massimo di 400. Solo il 2% degli assegnatari è inserito nella fascia C con Isee superiore a 33.334 euro. In questa fascia, il canone medio è di 450 euro mensili e quello massimo applicato arriva a 600 euro. Per calcolare il canone mensile dovuto all’Ater, tutti gli inquilini hanno dovuto presentare l’Isee. Non basta più la semplice autocertificazione reddituale. L’imponibile Irpef non è più sufficiente. La quantificazione tariffaria viene quindi misurata, con differenti percentuali, anche sul patrimonio mobiliare e immobiliare. Ma non solo. D’ora in avanti la quota tiene conto pure delle condizioni socio-sanitarie della famiglia: la presenza di un disabile, ad esempio, determinerà una riduzione. Così come la composizione del nucleo familiare.
I casi
limite
Intanto, continuano le file agli sportelli dell’Ater di inquilini che chiedono chiarimenti e delucidazioni sugli aumenti. Indubbiamente, il padre di tutti i casi-limite registrati dagli uffici dell’ex Iacp riguarda una famiglia che si è vista proiettare dalla fascia più bassa, per la quale pagava un canone minimo di 40 euro, alla fascia più alta, con un canone mensile di 560 euro. Insomma, in un colpo solo, un aumento di... 520 euro. «Va detto - annota il direttore dell’Ater, Gargiulo - che l’aumento è determinato dal passaggio da un reddito imponibile bassissimo a un Isee davvero importante. In pratica, c’erano depositi bancari e quant’altro che hanno determinato questa situazione. Ma come ho detto nei giorni scorsi, non mancano i casi di famiglie che hanno visto scendere anche di 200 euro il canone di locazione».
Fra gli incrementi rientra anche una discreta percentuale di inquilini i quali - nonostante i ripetuti solleciti da parte dell’ex Iacp - non ha ancora consegnato l’aggiornamento del proprio Isee. La conseguenza? È stato scaraventato direttamente nella fascia che prevede i canoni più elevati. I motivi? «I casi di omessa denuncia dell’Isee prevedono, vista la natura sanzionatoria, il pagamento del canone più alto tra quelli previsti. Nella provincia di Gorizia - rammenta Gargiulo - i casi sono circa 170».
Queste persone avranno, comunque, tempo fino al prossimo 31 marzo per regolarizzare la propria posizione e accedere al ricalcolo del canone “retroattivo” sino al primo gennaio.
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