Cantieristica a Pola Ok alla ricapitalizzazione della nuova società

Pola

I creditori del cantiere Scoglio Olivi, un tempo società del Gruppo Uljanik finito in liquidazione, hanno detto sì alla ricapitalizzazione della nuova azienda Uljanik Brodogradnja 1856, fondata con l’obiettivo di rilanciare la costruzione delle navi nello stabilimento di Pola. Come deciso dall’Assemblea dei creditori, nel capitale sociale del nuovo soggetto giuridico verranno trasferiti i beni mobili come macchinari, veicoli e attrezzature varie non oberati da ipoteche, il cui valore ammonta a 17,5 milioni di euro. Nell’importo sono compresi i 4 milioni di spettanze della società petrolifera Ina, 1,5 milioni della Hep (l’azienda elettrica di stato), e le spettanze di tre rappresentanti degli ormai ex dipendenti.

La decisione dell’assemblea diventerà esecutiva allo scadere del termine per eventuali ricorsi e in tal caso nell’arco di 60 giorni sarà chiamato a deliberare il tribunale amministrativo. I ricorsi sono possibili da parte dei creditori in minoranza non rappresentati ai lavori dell’assemblea: quelli presenti hanno dato il via libera. Comunque lo Stato ha determinato l’esito del voto in virtù del suo credito di 160 milioni di euro. E Zagabria trasferirà nel capitale sociale della Uljanik Brodogradnja 1856 i beni mobili oberati da ipoteche, del valore di 13,6 milioni.

Dunque, come riporta il quotidiano di Fiume Novi list, è stato compiuto un importante passo avanti verso la ripresa dell’attività cantieristica a Pola. Grazie alla ricapitalizzazione, la Uljanik Brodogradnja 1856 disporrà dei requisiti necessari per richiedere un mutuo di 7 milioni di euro, con le garanzie bancarie dello Stato: con queste risorse potrà procedere al completamento e alla consegna della nave per il trasporto di bestiame commissionata da un armatore del Kuwait: la vendita dell’unità porterebbe in cassa all’incirca 120 milioni di euro. Prende forma così il piano di rilancio di Scoglio Olivi definito dalla curatrice fallimentare Marija Ruzić, che ha ottenuto disco verde dal governo.

Il Gruppo Uljanik, che oltre allo Scoglio Olivi comprendeva pure il cantiere 3 Maggio di Fiume, ha visto aprirsi la crisi nel corso della gestione da parte del management composto da 12 dirigenti, con in testa Gianni Rossanda, per i quali nel marzo scorso la procura ha chiesto il rinvio a giudizio a conclusione dell’inchiesta: sono accusati di reati vari nella sfera della gestione economica, e di truffa perpetrata a danno delle sovvenzioni dello Stato a favore della cantieristica. Tra il 2010 e il 2016 - questo in sintesi sostiene l’accusa - il management della compagnia aveva firmato contratti per la costruzione di 4 navi portarinfuse affidata alle maestranze dello stabilimento navalmeccanico Scoglio Olivi, l’azienda più importante del gruppo. Ebbene, il prezzo concordato con i committenti sarebbe stato inferiore rispetto ai costi di produzione: ci sarebbe stata dunque consapevolezza di andare incontro a perdite di gestione. Inoltre il management avrebbe saputo che i committenti stessi non disponevano di tutte le risorse necessarie a finanziare le navi, ma - sempre secondo l’accusa - avrebbe accettato quale forma di finanziamento delle azioni dei committenti senza verificarne preventivamente l’effettivo valore sul mercato. In ogni caso, il Gruppo Uljanik era stato danneggiato per 98 milioni di euro. Ora si attende la decisione dei giudici sull’avvio del processo. —



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