Caprioli neonati protetti a Terranova

Al Centro di recupero della fauna selvatica anche cincillà e uccellini caduti dal nido
Bonaventura Monfalcone-16.06.2018 Cerbiatti e cincillà-Centro avifauna selvatica-Terranova-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-16.06.2018 Cerbiatti e cincillà-Centro avifauna selvatica-Terranova-foto di Katia Bonaventura

SAN CANZIAN D’ISONZO. Al Centro di recupero della fauna selvatica di Terranova in questo periodo sta arrivando una media di 15-20 animali bisognosi di aiuto al giorno. Per la maggior parte sono nidiacei, ma in questi giorni il personale del Corpo forestale regionale si è rivolto alla struttura, gestita sempre da Damiano Baradel e dalla sua famiglia, dopo aver trovato due caprioli appena nati, o quasi. Baradel, che già aveva in cura un altro piccolo di capriolo, li ha accolti, come ha fatto nelle ultime settimane anche con una serie di cincillà. Il piccolo roditore originario delle Ande pare essere diventato di moda.

«Salvo poi che diversi proprietari se ne stancano, quando si rendono conto che l’alimentazione richiede molta attenzione», spiega Baradel, che ha sistemato i tre cincillà trovati a bordo di un’autostrada attorno Milano da una residente nell’Isontino in un’ampia gabbia sistemata nel giardino del Centro di recupero. Altri esemplari, portati sempre da privati, sono ancora accuditi all’interno dello stanzone che funge da nursery e clinica, ma dove si trovano anche gli ampi terrari creati e riscaldati appositamente per ospitare al meglio alcune iguane.

«Maggio e giugno sono i mesi di lavoro più intenso, perché ci sono i piccoli caduti dal nido, animali feriti, quelli abbandonati», racconta Baradel, che lo scorso anno ha accolto 2.500 animali (di cui il 70% reintrodotto in natura) e ora sta attendendo il nuovo bando con cui la Regione andrà ad affidare la gestione dei quattro centri di recupero del Friuli Venezia Giulia, dopo la proroga di un anno decisa lo scorso autunno.

«Speriamo sia confermato innanzitutto il criterio della territorialità del servizio», dice Baradel, la cui attività quasi ventennale ha rischiato di doversi concludere proprio in seguito al bando regionale per l’assegnazione del servizio. Il tiro è stato poi corretto a fronte di una sollevazione di portata regionale (quasi 12.500 le firme raccolte alla petizione presentata al Consiglio regionale). Un’eventuale nuova procedura di assegnazione della gestione dovrà quindi tenere conto innanzitutto dell’«esigenza di garantire la presenza di almeno un centro di recupero entro il perimetro di ciascuno delle soppresse province o loro sub-articolazioni». Niente più bandi, quindi, che spalanchino inoltre le porte all’eventualità del trasferimento degli animali non liberati in natura nella sede del nuovo gestore, come sarebbe potuto accadere a fine anno se non ci fosse stata una marcia indietro. Si è previsto anche che il servizio sia remunerato in base alle spese generali di funzionamento e tenendo conto pure del numero degli esemplari consegnati a ogni struttura. Quindi in base all’attività svolta.

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