La Barcolana piange Carlo Borlenghi, il più grande fotografo della vela

L’artista si è spento a 70 anni. Sue le immagini più iconiche della regata triestina e dei grandi eventi mondiali

Francesca Capodanno
Carlo Borlenghi fotografato da Andrea Lasorte
Carlo Borlenghi fotografato da Andrea Lasorte

Carlo Borlenghi, uno dei più grandi fotografi di vela, è morto oggi, 3 agosto, all’età di 70 anni. Era nato a Bellano, sul Lago di Como, dove aveva iniziato la sua carriera di fotografo seguendo le regate locali. Fin da giovane, grazie alla passione per il mare, aveva girato il mondo seguendo i più importanti eventi internazionali di nautica. Tra questi la Barcolana di Trieste, alla quale era profondamente legato e alla quale ha regalato le sue immagini più belle.

 

Mentre scopriamo che Carlo Borlenghi non c’è più, tutti noi di Barcolana siamo in laghi e mari diversi. Oggi in molti laghi e mari è un giorno di regata: se il vento salisse, Carlo Borlenghi spegnerebbe la sigaretta, sfodererebbe quel sorriso un poobliquo, cercherebbe con gli occhi il gommone e direbbe che è ora di andare, per aggiungere un vento alla sua produzione. Perché ha fotografato tutti i venti, Borlenghi, usando le vele per farceli vedere.

In questangolo nel Nord del Garda, come a casa sua a Bellano, a Trieste, a Auckland, a Porto Cervo, a Barcellona, Genova e Valencia e in tutti i porti che respirano vela, tutto ricorderà di lui, perché è attraverso le sue foto che tante generazioni di persone hanno immaginato e amato le regate, prima dalle riviste patinate che non esistono quasi più, adesso dai social, in tempo reale.

 

La Barcolana immortalata da Carlo Borlenghi
La Barcolana immortalata da Carlo Borlenghi

La nostra Barcolana, come diceva spesso al presidente Mitja Gialuz, non lo stancava mai. Avevamo perso insieme il conto di quante edizioni avesse fotografato: nelle prime avevamo la pellicola e le diapositive, e poi un giorno disse: La Canon fa le macchine digitali”. In quel momento sembrava dovesse cambiare tutto, ma in realtà cambiò il mezzo ma non il fine, non la storia: potevamo guardare prima e più dentro alla regata, ma la poesia, la luce e la notizia sarebbero rimaste le stesse. Poesia, luce e notizia, in questordine, sempre: su questo avevamo un accordo.

Questo solo per dire che da più di trentanni con Carlo Borlenghi la Barcolana si parlava a settembre e ci vedevamo a ottobre, lui più entusiasta di tutti nello scoprire le novità, proporci cose nuove, come Barcolana Crew, i ritratti di tutti i partecipanti alla regata: chi mai potrebbe proporti di fotografare migliaia di persone in pochi giorni? In quelle facce raccontò il mare, il vento e le regate. Abbiamo visto persone in fila attendere con pazienza per avere un suo ritratto: non per avere una foto, ma per avere la foto che li faceva sentire parte di una comunità.

Nella postazione al Salone degli Incanti, Carlo fotografava allo stesso modo i grandi campioni e le persone che vanno in barca un giorno allanno, spiegando senza bisogno di parole la grande e inimitabile essenza della Barcolana. E con quelle persone ci parlava, a lungo.

 

La bora del 2018 catturata dall'obiettivo di Borlenghi
La bora del 2018 catturata dall'obiettivo di Borlenghi

La sua storia era incredibile: un uomo di lago che non sapeva nuotare e viveva di foto di mare, in tutti i mari del mondo. Tutto era cominciato con un furgoncino scassato ormai nella leggenda, a fare foto in giro per i campi di regata, un pomatto, un poartista, sempre tanto determinato a imparare. Ed è la cosa che più noi abbiamo imparato da lui: imparare non ha scadenza, anche se sei uno dei migliori fotografi di vela al mondo; lentusiasmo non ha scadenza - anche per levento più piccolo - anche se sei uno dei più affermati fotografi di vela al mondo.

Potrebbe bastare come ricordo “del Carlo”, come affettuosamente lo si chiamava, se non fosse che un giorno di una decina di anni fa ci disse che non aveva mai fotografato la Bora, quella vera. A Trieste ci aiutò Michela Cattaruzza, mettendoci a disposizione un potente rimorchiatore arancione: Carlo si materializzò in auto poche ore dopo, guidando come sempre a velocità supersonica, appena in tempo per le raffiche più forti, e fu un pomeriggio di raro divertimento, con Carlo Borlenghi a fare foto con raffiche a 70 nodi e ridere, mentre l’equipaggio con il the caldo sulla timoniera inseguiva le raffiche più forti.

Oggi sui social media la foto che racconta del suo non esserci più è un mare calmo, niente vento per annunciare, mercoledì, funerali nella sua amata Bellano. Noi invece ricorderemo le sue barche e il suo vento, e lui continuerà a esserci nel nostro archivio, sempre: il nostro fotografo buono.

 

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