Cassa di colmata blindata da una doppia recinzione

All’ordinanza di divieto di accesso segue la delimitazione da parte del Genio civile La Capitaneria vigila sull’area. Il comandante Di Gioia rassicura: «Nessun pericolo»
Di Giulio Garau
Bonaventura Monfalcone-11.12.2015 Chiusura Cassa di colmata-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-11.12.2015 Chiusura Cassa di colmata-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Interdizione completa e doppia recinzione per l’intera cassa di colmata. Riesplode il problema dell’area dove si dovrebbe realizzare una parte fondamentale dello sviluppo del porto di Monfalcone e questo dopo il ritrovamento in una zona di circa 14mila metri quadrati (su 350mila totali) di tracce di amianto che avrebbe contaminato il terreno. Una zona come è noto in passato adibita a discarica di inerti. È isolata, lontana dall’abitato, non ci sono gravi rischi di salute pubblica, e anche se la Capitaneria di porto di Monfalcone, incaricata di fare le analisi come polizia giudiziaria ha tempestivamente messo al corrente la Procura della Repubblica, non c’è per il momento alcun provvedimento di sequestro. Ma praticamente, con la recinzione, è la stessa cosa e l’area fino a che non si risolve il problema resterà interdetta a qualsiasi mezzo e persona.

Se ne è parlato qualche giorno fa durante un vertice in Capitaneria. Oltre all’Autorità marittima c’erano anche la Regione, l’Arpa, l’Azienda sanitaria, il Comune e l’Azienda speciale. Un summit tecnico che ha cominciato a lavorare per trovare una soluzione. E non sarà affatto semplice, non dal punto di vista tecnico, ma da quello finanziario. Secondo alcune stime approssimative per smaltire l’amianto e bonificare l’area potrebbero servire milioni di euro, forse 5 o 6. Chi pagherà?

«C’era già un’ordinanza che vietava l’ingresso ai veicoli - conferma il comandante Pasquale Di Gioia - ora oltre ad aver fatto un’ordinanza in cui si vieta qualsiasi ingresso a tutti, mezzi e pedoni, abbiamo provveduto a far recintare doppiamente la cassa di colmata. Il Genio civile opere marittime, visto che si tratta di terreno demaniale, ha recintato sia i 14mila metri quadrati contaminati sia l’intera cassa». La cassa di colmata ora, seguendo quello che indica la legge, è stata “consegnata alla Regione”. «Come è avvenuto per il porto dovrà occuparsi di gestirla - conferma il comandante - Il Genio civile si è occupato della recinzione, noi faremo i controlli, ma se c’è da intervenire sulla segnaletica o sulla recinzione ci penserà la Regione». Punti messi in chiaro nel vertice tecnico. «Prima di tutto il problema era capire se ci sono dei rischi per la salute dei cittadini - continua Di Gioia - ma per fortuna non pare ce ne siano visto che la cassa di colmata è isolata ed ora doppiamente interdetta e recintata. Il problema ora è trovare la soluzione più idonea e più economica per la bonifica».

Una questione non di poco visto che proprio la cassa di colmata è il cuore del cantiere che si dovrebbe aprire per l’escavo del canale e dove dovrebbero essere depositati i fanghi del dragaggio. Un progetto su cui, oltre alla grana dell’amianto, pende anche un ricorso al Tar del Lazio da parte di SmartGas, che vorrebbe realizzare il minirigassificatore con soluzioni tecniche opposte che prevedono il tombamento della cassa di colmata destinata a trasformarsi in un piazzale del porto.

«Abbiamo riunito in Capitaneria tutti i tecnici più esperti - aggiunge il comandante - e sarà compito di tutti trovare in maniera più breve possibile la soluzione migliore. Abbiamo aperto un tavolo e ci saranno a breve nuove riunioni per fare il punto e trovare la via d’uscita». Anche se la Procura della Repubblica è stata messa al corrente sin dall’inizio, non si parla per ora di avvisi di garanzia. «Si tratta di una vecchia discarica e di fatti datati - conclude Di Gioia - la Procura è informata di tutto oltre che dei risultati delle analisi di settembre e aspettiamo che si pronunci». E per i costi della bonifiche? «La gestione è in capo alla Regione, dovrà pensare anche a questo».

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