Cementificio, no più vicino. Ma Intesa resta divisa
Ds, Dl e Cittadini favorevoli. Rc, Pdci e Verdi contrari. Stamane l’ultima mediazione sull’odg
TRIESTE
«Quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto. Adesso dobbiamo aspettare». All’ora di cena, dopo un estenuante lavoro di «cucitura», Cristiano Degano non dispera. Ma ammette che il lieto fine non c’è, almeno non ancora: Intesa democratica, alla vigilia del confronto in aula sul cementificio di Torviscosa che ne mette a dura prova la tenuta, fa gli straordinari. Cerca la sintesi unitaria che tenga assieme tutti, Riccardo Illy e la sinistra radicale, stendendo una bozza di documento. Ma i Verdi non danno l’ok e, a cascata, non lo danno nemmeno Comunisti italiani e Rifondazione. Come finirà? Stamattina, poco prima della seduta, l’ultimo tentativo.
Il nodo da sciogliere, però, non è semplice: la bozza non boccia sin d’ora il cementificio, come invece i Verdi pretendono. E come l’intera sinistra radicale gradirebbe. «Tutti giurano in privato che alla fine quell’impianto non si farà, che la giunta dirà no, ma allora perché non ci lasciano scriverlo nero su bianco?» chiede, non rassegnandosi a una frattura, Bruna Zorzini.
LA RIUNIONE Di sicuro, alla vigilia del d-day, Intesa ce la mette tutta. Si parte alle 10 con una prima riunione dei capigruppo: Gianni Pecol Cominotto, come da accordi, presenta una bozza di documento. Subito dopo, però, si sfila: «D’ora in poi l’interlocutore della maggioranza, per quanto riguarda la giunta, è Gianfranco Moretton». I capigruppo prendono atto e iniziano il lavoro: sul tavolo ci sono, con la bozza «soft» di Pecol, quelle di Pdci e Rifondazione che esprimono la contrarietà al cementificio. Degano si assume l’ingrato compito di tentare la sintesi che non scontenti la sinistra radicale e nemmeno Illy e Moretton. «A un certo punto ci siamo persino chiesti che farà il presidente. Se gli andrà bene la bozza di documento...» ammette Igor Kocijancic.
LA SINTESI Il capogruppo della Margherita, tra telefonate e fax, porta intanto a termine il suo compito. Ne esce una bozza di ordine del giorno in cui la maggioranza, evidenziando «gli elementi di criticità» e «la contrarietà prevalente» emersi in sede di audizioni, registra «la necessità di approfondimenti tecnici attualmente in corso», giudica «necessario il dialogo» con il territorio e, infine, invita la giunta a decidere «entro il 2 giugno» e la impegna a riferire all’aula sull’epilogo dell’iter.
LE REAZIONI I capigruppo si prendono una breve pausa. Ma nel primo pomeriggio si ritrovano e, poco dopo le 16 e le ultime limature, sembrano vicini alla fumata bianca. Degano, dopo aver inviato la bozza a Illy e Moretton, lascia la riunione e ostenta un cauto ottimismo. Mauro Travanut concorda: «Il documento prodotto è il precipitato di quattro ore di discussione e confido che, alla fine, possa avere la firma di tutti». Non è così facile: Verdi, Pdci e Rifondazione prolungano la riunione e, quando ne escono, riconoscono che - nonostante gli sforzi - la strada unitaria è tutta in salita. Metz è il più duro, ancora una volta: «In teoria potrei anche votare il documento di maggioranza perché non dice nulla. Ma il mio no al cementificio non è negoziabile e, in aula, voglio poter esprimere la mia contrarietà». Come? Con una dichiarazione o un documento «alternativo»? Il verde non si sbilancia. Né lo fanno Zorzini e Kocijancic che, suggerendo «correttivi» a una bozza «reticente», cercano sino all’ultimo di tenere unite sia la sinistra radicale, sia la maggioranza. In serata, a complicare il quadro, emergono perplessità giuntali sul passaggio della bozza in cui Intesa chiede una decisione sul cementificio entro il 2 giugno.
LA CDL L’opposizione, dopo aver innescato il confronto in aula con la mozione e dopo aver sollecitato (come, del resto, la maggioranza) tutti i consiglieri a non marcare visita «perché i colpi di scena non si possono escludere», aspetta al varco. Al contempo, annuncia un ordine del giorno in cui, senza pronunciare un «no pregiudiziale» al cementificio, chiede garanzie e verifiche «su almeno cinque questioni». Isidoro Gottardo, Roberto Molinaro, Alessandra Guerra e Luca Ciriani, in particolare, vogliono incalzare giunta e maggioranza sull’inquinamento atmosferico e da traffico, sullo smaltimento dei rifiuti, sull’alimentazione a biomasse del cementificio, nonché sull’intera procedura che «non ha rispettato il principio dell’imparzialità amministrativa».
Non basta: «Chiediamo che siano rispettati i parametri che la Ue applicherà nel 2010 per la tutela della salute e dell’ambiente» dice Guerra. «Chiediamo che il principio di precauzione non venga applicato all’incontrario, come in questo caso, quando a fronte di dati inesistenti si è detto sì all’impianto» aggiunge Molinaro. «Chiediamo che la giunta riferisca l’esito delle verifiche in commissione» incalza Ciriani. Nessuno, però, si espone su quello che potrebbe succedere in aula, nel caso in cui i voti dell’opposizione, sommandosi a quelli degli eventuali «dissidenti», si rivelassero decisivi per mettere in minoranza Intesa. E il suo presidente: «Vedremo al momento».
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