Centosei opere di Fittke donate a Trieste

Da fine giugno 56 dipinti e 60 disegni del pittore triestino saranno visibili in tre sale del Sartorio. Ai Civici Musei la preziosa collezione della signora Carlotta Piperata Rebecchi
Entro giugno, la splendida raccolta, che costituisce un nucleo unico a livello internazionale, sarà collocata in tre sale al secondo piano del Museo Sartorio, dove rimarrà esposta permanentemente. Ritratti di bimbi con i lineamenti accarezzati dalla luce, malinconici paesaggi autunnali, che riflettono il carattere solitario e contemplativo dell’artista, gli iris che ornavano i giardini triestini di inizio secolo, un autoritratto scavato e inquieto, disegni di volti e di figure, alcuni sparsi, altri raccolti in cornice e in un piccolo album: attraverso i pezzi della collezione è possibile compiere un viaggio completo dentro la sensibilità e le emozioni di un artista schivo, poco incline agli umori del mercato e dal mercato poco amato, morto suicida con un colpo di revoltella, a 37 anni, sul treno che lo riportava a Trieste da Graz, proprio quando la sua opera cominciava a riscuotere successo nelle esposizioni e a raccogliere importanti estimatori.


Con emozione, l’assessore alla Cultura, Massimo Greco, ha presentato ieri in giunta la delibera di accettazione dell’atto di liberalità, il cui valore si aggira sui 420 mila euro. «La donazione della signora Carlotta Piperata Rebecchi - ha commentato Greco - conferma la grande tradizione di mecenatismo culturale e artistico triestino. Arturo Fittke è un autore importante ma non molto conosciuto e diffuso, che ha lavorato nell’alacre cantiere artistico giuliano a cavallo tra ’800 e ’900. Questa collezione, che troverà sede al Sartorio, dove è ospitata la quadreria Laura Ruaro Loseri, rafforza ulteriormente il ruolo cardine di questo museo nella proposta artistica e culturale triestina».


La collezione Fittke donata al Comune ha una storia singolare, di grande passione e dedizione che passa attraverso le generazioni. Fu raccolta, tra il 1920 e il 1975, dal medico Giuseppe Piperata, nativo di Lussinpiccolo, zio dell’attuale donatrice e grande estimatore dell’artista. Piperata lavorò in Egitto e in India, fu ufficiale medico nell’esercito austriaco durante la Prima guerra mondiale e, alla fine del conflitto, operò in Friuli e in Veneto. Dopo la Seconda guerra mondiale, Villa Anna, come si chiamava la casa materna di Lussinpiccolo, dove Giuseppe conservava la sua collezione di quadri, mobili e tappeti, fu nazionalizzata e in seguito distrutta. Molti pezzi andarono dispersi, mentre i quadri e gli arredi interni trovarono rifugio dai parenti. Nel 1955 le opere moderne furono trasportate a Trieste, nella residenza della signora Carlotta, detta Carlina, che vi si era trasferita giovanissima.


Fu circa nel 1920, quando era in servizio a Gradisca, che Giuseppe Piperata aveva cominciato a interessarsi a Fittke, su suggerimento dell’amico musicista Michele Eulambio, che gli aveva mostrato un primo quadro dell’artista. Il medico si era così tanto entusiasmato al suo lavoro che, da allora, non perse occasione di acquistarne opere, mettendo insieme una raccolta significativa, senza la quale non soltanto sarebbe difficile tratteggiare la breve e intensa avventura pittorica di Fittke, ma mancherebbe anche un tassello importante nella ricostruzione dello scenario artistico triestino.


Dallo zio, la signora Carlotta ha ricevuto un insegnamento: le opere d’arte vanno condivise, non nascoste gelosamente. Giuseppe Piperata faceva partecipi gli amici di ogni nuovo acquisto, che diventava motivo di inesauribili confronti, osservazioni, discussioni. «Con questa donazione - ha detto la signora - intendo onorare la memoria di mio zio collezionista, che mi ha fatto innamorare di questo pittore e dell’arte che in tutti i miei lunghi anni di vita, sin dall’infanzia, mi ha accompagnato e affascinato. Né mio zio né io stessa abbiamo mai pensato che le opere d’arte potessero essere riconducibili a un discorso di tipo economico-finanziario. Compagne di strada di tutta la mia vita, sono state per me soltanto occasione di gioia e di ricerca. Con questa donazione voglio dare all’amata città di Trieste un’opportunità di sviluppo culturale e turistico che ne esalti il nobile ruolo di città dei musei e della cultura europea, rivolgendomi in particolare ai giovani, memore dei lunghi anni trascorsi accanto a loro come insegnante di storia dell’arte al liceo».


Tra i suoi allievi, anche il direttore dell’Area Cultura del Comune e dei Civici Musei di Storia ed Arte, Adriano Dugulin, che ieri era al Sartorio, assieme alle storiche dell’arte Lorenza Resciniti e Marzia Vidulli Torlo, per sovrintendere alle operazioni di preparazione delle sale e delle opere per l’esposizione definitiva. «Come Giuseppe Piperata ha passato il testimone a Carlotta, educandola all’arte e lasciandole la collezione Fittke - ha commentato Dugulin - così Carlotta, donandola al Museo Sartorio, ha contribuito ancora una volta al passaggio da maestro ad allievo».


La donazione è avvenuta in pieno accordo tra la signora Carlotta e la nuora, Maria Lina de Reya Rebecchi, grazie anche ai consigli degli storici dell’arte Giuseppe Pavanello e Maria Casotti Walcher. E all’allestimento della raccolta contribuisce un’altra mecenate, Fulvia Costantinides, al cui nome è legata la rinascita dell’intero Sartorio.


A fine giugno le tre sale, due tinteggiate in rosa pallido, una in verde, per casualità proprio i colori che avrebbe scelto la donatrice, saranno aperte al pubblico. Trieste riceve in dono 56 dipinti dei 220 noti di Fittke, offrendo la possibilità ai visitatori del museo di largo Papa Giovanni di scoprire una parte significativa del pittore amico di Svevo e di Veruda, costretto per vivere a far l’impiegato delle Poste, ma innamorato della sua arte al punto da morirne.

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