Caldo, la centrale di Krško a rischio: ma il governo sloveno tira dritto
La siccità ha colpito la portata della Sava, usata per raffreddare il reattore. Dopo gli alert sul tema, il premier Janša ordina: «Si eviti lo shutdown in ogni modo ma in sicurezza»

Il caldo torrido e la portata sempre più bassa del vicino fiume rendono più difficile disperdere il calore della centrale di Krško, rispettando i limiti ambientali. E allora il governo «ordina» di fare di tutto pur di evitare che, in un immediato futuro, la produzione di energia dell’impianto si riduca eccessivamente. E soprattutto impone di scongiurare a ogni costo un possibile shutdown (una chiusura dell’impianto, ndr).
Il governo
Accade nella vicina Slovenia, dove il governo di centrodestra del premier Janez Janša ha «ordinato» al management della centrale nucleare di Krško di «continuare a operare almeno a un livello minimo, ma rispettando tutti gli standard di sicurezza» previsti. L’obiettivo dell’esecutivo, quello di «garantire il funzionamento ininterrotto del sistema elettrico» nazionale e la «fornitura continua di energia elettrica durante un'ondata di calore» di livelli eccezionali «e in periodi di bassa portata idrica», si legge in una nota del governo, emesso durante una seduta del Consiglio dei ministri questa settimana.
Ordine, hanno precisato le autorità slovene, che è stato dato dopo aver valutato che «la temperatura e la portata del fiume Sava», le cui acque vengono utilizzate per il raffreddamento di Krško – per la precisione nel terzo circuito di raffreddamento –, consentano comunque un funzionamento «sicuro e affidabile dell'impianto». E dunque la centrale può operare quantomeno alla potenza minima, ha stabilito Lubiana.
Il mix energetico
Krško al momento produce circa il 60% dell’energia utilizzata in Slovenia, mentre il restante 40% è garantito da solare e idroelettrico. Krško soddisfa anche il 16% del fabbisogno della Croazia.
L’avvertimento
Lubiana si è mossa dopo giorni caldissimi, non solo sul fronte meteo, ma anche su quello della produzione di elettricità. Già a fine luglio, infatti, il management di Krško (Nek) aveva messo le mani avanti, avvertendo che la terza ondata di caldo torrido della stagione, ancora in corso, avrebbe potuto mettere in crisi il funzionamento della centrale nucleare, come accaduto anche con le “cugine” di Ungheria (Paks) e Romania (Cernavoda).
Il problema principale, in Slovenia, riguarda la portata del fiume Sava, in stretta relazione con il mantenimento in esercizio di Krško. L'impianto continuerà ad adattarsi alle circostanze future, «anche riducendo la produzione del reattore e, se necessario, fermandolo», qualora le torri di raffreddamento non fossero sufficienti a mantenere le emissioni di calore entro i limiti prescritti, aveva avvisato Nek.
A inizio agosto, un allarme ancora più preoccupante: Krško è vicina al punto in cui si dovrà limitare la produzione, l’avviso sempre di Nek, che ha evocato ancora una volta l’ipotesi di un graduale shutdown dell’impianto, se la situazione dovesse peggiorare.
Il fiume
Secondo le stringenti regole ambientali, Krško infatti può usare l’acqua della Sava solo se, quando vi viene riversata dopo il raffreddamento, la sua temperatura non supera i 28 gradi, con il “contributo” di Krško che non deve superare i 30. Ma la portata della Sava, causa gran caldo, scarse precipitazioni, è sempre più bassa, le acque sempre più calde.
La decisione
Da qui, la successiva decisione di una prima relativa riduzione della produzione di energia per rispettare i limiti ambientali, con l’output sceso all’80%.
Ma non sono escluse nuove stringenti misure, dato che «secondo le previsioni dei meteorologi, non vediamo la possibilità che la Sava cambi significativamente la sua portata o temperatura per almeno 14 giorni», ha informato Nek.
Il precedente
L’ultima volta che Krško aveva dovuto diminuire la produzione a causa del gran caldo era stato durante l’estate dei record del 2003. Ma in quel caso non si era arrivati allo shutdown per il caldo. Lo shutdown è la misura che il governo sloveno vuole scongiurare a tutti i costi, nella nuova torrida estate del 2026.
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