Cerca aiuto, si accampa vicino al municipio
La crisi che a Monfalcone si intreccia con una complessità sociale crescente ieri, in una Pasquetta iniziata con freddo e vento, ha assunto il volto di Djordje, un serbo di 47 anni, da 14 in Italia, dove ha lavorato come saldatore specializzato. Fino a quando, a inizio 2012 e dopo un periodo di dialisi, ha subito un trapianto di rene all’ospedale Santa Maria della Misercordia di Udine.
Da allora è senza un lavoro e con una situazione famigliare esplosa. Dopo un anno che descrive di crescente difficoltà e precarietà, nonostante l’aiuto ricevuto dal Servizio sociale del Comune, segnato anche da un tentativo di suicidio, Djordje Nedic ieri ha deciso di trasformare la sua disperazione in una protesta visibile a tutti: ha iniziato lo sciopero della fame e piazzato una tenda in via Sant’Ambrogio, davanti al palazzetto veneto dove ha sede l’ufficio del sindaco Silvia Altran. Che ieri poi, avvisata dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, si è recata sul posto, a parlare con l’uomo. «Purtroppo quello che il signor Nedic chiede, un lavoro adatto alla sua disabilità, non è qualcosa che il Comune ha il potere di erogare - afferma il sindaco -. Quello che invece il Servizio sociale ha potuto fare è stato fatto e viene ancora fatto». Come spiega anche l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, a Djordje Nedic, e alla sua cagnolina, è stata trovata una collocazione in una pensione, a carico parziale del Servizio sociale.
«Non è stata una cosa semplice trovare una sistemazione, che tutt’ora c’è, perché è stata una scelta di Nedic lasciare la camera, anche per il cane», aggiunge. La cagnolina ieri era con l’uomo nella tenda.
«Da lei non mi separo, è l’unica che mi è sempre stata vicino», ha risposto anche a don Fulvio Ostromann, il parroco di Sant’Ambrogio chiamato sul posto da un cittadino e che proponeva a Nedic di sistemarsi nel dormitorio della Caritas di Gorizia, dove gli animali non sono ammessi.
«Io voglio solo un lavoro», ha aggiunto. «Fosse facile - ha risposto don Fulvio -. Ho venti persone alla porta in canonica ogni giorno che chiedono le stesse cose: lavoro e un alloggio. La situazione è gravissima e per questo non si può continuare a chiedere oltre 500 euro di affitto a chi ne guadagna 1.100 e ha due figli. Ci sono troppi alloggi sfitti e troppe persone che faticano ad avere una casa». Le stesse cose che don Fulvio ha detto, lanciando un appello molto pressante alla comunità, durante la missa in coena Domini del Giovedì Santo. Intanto Djordje Nedic, che ha avvisato il commissariato della sua iniziativa, rimane al suo posto, deciso a interrompere anche la terapia farmacologica necessaria a un trapiantato. «A che mi serve un rene se non ho lavoro e non ho casa?», ha aggiunto ieri. Davanti alla tenda intanto un uomo romeno si chiedeva invece perché «un serbo può stare qua, mentre altri sono stati mandati via dalla Rocca».(la.bl.)
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