Cestista morto al PalaBigot doppia verità sui soccorsi

Due squadre, due verità opposte. Si sono idealmente affrontate ieri in un’ennesima, drammatica udienza del processo per la morte del cestista della Codroipese Matteo Molent. Durante la partita al PalaBigot contro la Pallacanestro Gorizia di domenica 20 dicembre 2009, accusò un malore che si rivelò fatale: morì 9 giorni dopo all’ospedale di Udine. Sul banco degli imputati il medico della Pallacanestro Gorizia di turno quel giorno al PalaBigot (difesa avvocati Nereo e Vanek Battello) e due infermieri volontari di servizio in quella partita (difesa avvocati Massimo Macor e Livio Lippi). L’accusa è sostenuta dalla pm Laura Collini.
Davanti al giudice Nicola Russo sette testi, quattro dell’accusa e della parte civile.
Si tratta di Bertoli, Marella e Serrao giocatori della Codroipese in quella tragica domenica, e il vicecoach Spangaro.
Per le difese sono state sentite la tifosa Patrizia Florean, medico pediatra, l’ex dirigente della Pall. Gorizia Antonio Comelli e Ida Brumatti, vedova di Pino a quel tempo dirigente della società goriziana.
Ida Brumatti ha detto di aver seguito la partita da una postazione situata sull’ultimo anello del PalaBigot. «Ho notato il giocatore (Molent ndr) chiedere il cambio», ha riferito. Subito dopo essere uscito, secondo le testimonianze, il giocatore ha indossato felpa e coprimaglia, si è seduto sull’estrema destra della panchina (vista parquet). «L’ho visto scivolare sulla sua destra come se avesse perso i sensi, non è caduto a terra perché l’ha trattenuto il bracciolo della panchina», ha riferito Brumatti.
Perché è stato sostituito Molent se stava giocando bene (lo si evince da una registrazione della partita mostrata in aula nella precedente udienza)? «Normale cambio tecnico», ha spiegato il vicecoach Spangaro. Giocatori e tecnico della Codroipese hanno sostanzialmente affermato che a Molent non è stato somministrato alcun massaggio cardiaco da parte del medico e degli infermieri presenti al PalaBigot. Tali manovre rianimative sono state invece effettuate dai sanitari del 118 accorso pochi minuti dopo. Il medico della Pall. Gorizia durante il soccorso avrebbe perso sangue dal naso e alcune gocce sarebbero state assorbite dalla tuta di Molent all’altezza del torace. Segno, evidenzia la difesa, che il medico imputato stava operando le manovre di pronto soccorso. Conferme in questo senso anche da una fotografia pubblicata su Il Piccolo in cui si vede il medico chino sul giocatore. Il giudice si è riservato di accoglierla come prova.
Importante l’abbigliamento del giocatore. Felpa e coprimaglia, secondo quanto testimoniato dai codroipesi, avrebbero ostacolato i sanitari imputati di misurare la pressione arteriosa a Molent e praticare altri presidi. Riassumendo le deposizioni dei tesserati del Codroipo: la rianimazione di Molent con anche l’utilizzazione dei defibrillatori sarabbe stata fatta solo dal personale del 118. I tre testimoni delle difese, seppur con sfumature diverse, hanno deposto l’esatto contrario. In particolare Florean, quella domenica in tribuna di fronte alla panchina del Codroipo, ha descritto quasi nel dettaglio l’operato del medico della Pall. Gorizia attestando che ha operato anche il massaggio cardiaco.
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