«Chiese non più sicure, abbiamo paura»

Tentativi di furti e addirittura atti di violenza. Continue e pressanti richieste di denaro, ogni giorno e a ogni ora. Anche mentre si trovano in chiesa, magari in ginocchio davanti al Santissimo oppure a confessare. Preti nel mirino, sacerdoti costretti a blindarsi in canonica, sprangando le porte, o a ritirare dalle cassettine le elemosine per evitare che prendano il volo. Accade nelle parrocchie cittadine e in quelle del mandamento, che da quando il quadro economico del Paese si è fatto disastrato sono diventate delle autentiche calamite non solo per indigenti, bisognosi di aiuto che regolarmente trovano nelle chiese, ma anche per finti-accattoni o veri e propri truffatori.
Lo ha constatato purtroppo di recente don Rino Lorenzini del Redentore, che per 25 miseri euro è finito ricoverato al San Polo con una frattura all’osso sacro e cinque punti di sutura in testa. Un 42enne monfalconese, poi arrestato dai carabinieri, lo aveva spinto a terra e gli aveva sfilato il denaro dal portafoglio. Dunque un secondo brutale episodio di violenza a tre anni di distanza dalla precedente aggressione, quando una coppia di malviventi aveva picchiato e derubato il quasi 90enne sacerdote di via Romana sottraendogli 600 euro con la scusa di una messa in suffragio. Ma al di là dei fatti di cronaca nera, che le chiese siano letteralmente prese d’assalto e i preti quasi costretti a mettersi l’elmetto e stare in trincea lo conferma anche don Fulvio Ostroman, decano del Sant’Ambrogio: «Purtroppo, come è stato nel caso di don Rino, ci sono malintenzionati che si approfittano della buona fede delle persone anziane: è stato messo in luce anche nell’incontro recente che i carabinieri hanno tenuto all’oratorio San Michele».
«Io sto sempre sul chi va là - ammette - perché in giro ci sono certi personaggi... Domandano denaro di continuo, come se nelle parrocchie ce ne fosse in quantità! È un via vai costante, almeno una decina di persone al giorno viene a chiedere soldi. Sono italiani e stranieri, più spesso uomini, anche giovani». Non si tratta di indigenti o famiglie in difficoltà, per le quali le parrocchie con la Caritas hanno da tempo attrezzato numerose strutture, dalla mensa al dormitorio, passando per l’Emporio della solidarietà, così svolgendo un lavoro encomiabile e spesso lontano da clamori mediatici. «Devo dire, con molta sincerità, che si ha paura - prosegue il parroco del Sant’Ambrogio -. Io raccomando sempre di chiudere le porte, in particolare agli anziani, che sono abituati ad altri tempi, quando gli ingressi restavano sempre aperti. L’ho fatto anche con don Rino. È brutto. Non è vivere, ma bisogna essere prudenti perché in giro ci sono tanti mascalzoni. È importante che si resti uniti e si intessano buoni rapporti coi vicini, per aiutarsi l’un l’altro e segnalare se qualcosa non va. Insieme si è più forti». «Nelle chiese ormai non c’è più nulla da rubare: per dire, anche le elemosine vengono rimosse ogni giorno, proprio per evitare siano sottratte - conclude don Fulvio -. Allora i mascalzoni si dirigono in canonica, ma anche lì c’è ben poco da prelevare». Le chiese delle periferie stanno a distanza siderale dai palazzi sfarzosi del Vaticano.
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