Chino Alessi raccontato dal figlio Rino

Presentato alla libreria Ubik-Rinascita di Monfalcone il libro “Un destino da zio” del giornalista e critico musicale Rino Alessi, che ha dialogato con Mario Brandolin, figura di spicco della cultura...
Bonaventura Monfalcone-28.03.2014 Presentazione libro Rino Alessi-Ubik-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-28.03.2014 Presentazione libro Rino Alessi-Ubik-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Presentato alla libreria Ubik-Rinascita di Monfalcone il libro “Un destino da zio” del giornalista e critico musicale Rino Alessi, che ha dialogato con Mario Brandolin, figura di spicco della cultura regionale.

Alessi proviene da una dinastia di giornalisti: il nonno Rino fu direttore del quotidiano “Il Piccolo” dal 1919 al 1943 e il padre, Chino, dal 1954 al 1977, oltre che fondatore dell’emittente Telequattro.

Brandolin ha definito il libro, prima prova in campo narrativo di Alessi, dopo alcune biografie dedicate a famosi cantanti lirici, uno «Zibaldone post-moderno, con buona pace di Rino e di Leopardi». Zibaldone, spiega Brandolin, in quanto all’interno del percorso narrativo troviamo la figura forte e ingombrante del padre, con il quale l’autore ha avuto un rapporto spesso conflittuale, ma certamente molto intenso, a cui è dedicato il racconto più lungo, in una sorta di processo di riappacificazione postuma, ma troviamo anche gli affetti famigliari, i nipoti che lo scrittore divide in due categorie, quelli “reali” e quelli “onorari”, gli amici, gli innamoramenti artistici, le passioni... il tutto legato, come se fosse una composizione musicale, che inizia con un assolo, e che diventa un’orchestra via via che la trama si allarga .

L’interpretazione di post-moderno sta nel fatto che la storia non segue una cronologia precisa, né il flusso della coscienza, ma apre squarci interessanti che convergono in un’unica direzione, che diventa l’ossatura portante dell’intero libro. La necessità di racchiudere in un’opera letteraria questi racconti di vita si palesa nell’autore dopo essere stato chiamato, proprio dal quotidiano “Il Piccolo”, a scrivere un articolo in occasione dell’intitolazione di un piazzale di Trieste a nome del padre Chino, incarico che inizialmente egli rifiuta, perché il suo naturale riserbo gli impedisce di mettere in mostra il forte sentimento che lo lega alla figura paterna. Da questo fatto, prende forma l’idea del libro, una raccolta di racconti che si snoda attraverso quella che è una saga famigliare, che descrive una Trieste per noi irriconoscibile, che ci da la misura di quanto la città sia storicamente un punto di riferimento multiculturale di grande forza. E vi troviamo anche lo studente universitario Rino, che frequentava il teatro Verdi con gli amici, con i quali condivideva la passione per la musica. Andare a teatro rappresentava, allora, il naturale completamento del percorso di studi e le stagioni operistiche, sinfoniche e operettistiche del Verdi avevano una valenza notevole, riconosciuta a livello internazionale. Il libro riesce, dunque, nella difficile impresa di ancorare il lettore, per la sincerità e l’onestà intellettuale che vi traspaiono, per lo stile con cui è scritto (Rino Alessi si è lauerato in Lingua e Letteratura tedesca con Claudio Magris ed è stato un apprezzato traduttore per diverse case editirici) e perché “copre, sotto il velo dell’ironia, i giudizi più pesanti”.

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